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Arte e Terapia

Io e Annie: la fine di una dipendenza

Io e Annie, è un film semi-autobiografico di Woody Allen del 1977 che racconta l’inizio e la fine della storia tra Annie e Alvy. Relazione che dura però poco; i due, dopo un anno circa di relazione, decidono concordemente di porvi fine. Anche se Alvy in seguito se ne pente, cerca Annie chiedendole di sposarla e di fronte al rifiuto di lei, rimane solo ad interrogarsi sulle ragioni della fine.

Io e Annie: Descrizione del film

Ma chi sono Annie e Alvy?
Alvy è un attore comico, quarantenne, newyorkese, innamorato della sua città, proviene da una famiglia ebrea, dichiaratamente nevrotico, in analisi da 15 anni e con alle spalle due matrimoni falliti.
Ammette di essere assolutamente pessimista, cinico, colto-snob e ossessionato dalla morte, tanto che legge tutti i libri che contengono nel titolo la parola “morte”. Critica aspramente la televisione, la gente, in generale, e tende sistematicamente ad isolarsi da tutto ciò che è mondano.
Annie è un’aspirante cantante, impacciata e insicura e che non nasconde la sua paura della solitudine sin dalle prime battute che scambia con Alvy.
E come nasce la storia tra i due? È Annie che subito colpita da Alvy prende l’iniziativa.

Dalla prima conversazione tra i due -che Allen ironicamente sottotitola per tradurre il significato sotteso alle singole frasi che Annie e Alvy si scambiano- si evince immediatamente quale sia stata la forza attrattiva che li ha spinti l’uno verso l’altra. Annie teme di non essere abbastanza intelligente per Alvy, di non essere alla sua altezza, mentre Alvy ha il terrore di apparire un uomo fallito, di non essere unico.

La relazione parte spinta dal bisogno reciproco di conferme e l’incastro, inizialmente, sembra perfetto.
Annie, in particolare, si aggrappa alla personalità cupa ma forte di Alvy, decidendo persino di traslocare a casa sua e lascia che Alvy cerchi di cambiarla, imponendole le sue preferenze e il suo stile di vita.
La sprona a migliorare il proprio livello culturale frequentando dei corsi universitari e la spinge a iniziare, come lui, un percorso di psicoanalisi.

Alvy è però sempre più geloso di Annie e dei progressi che la compagna fa in psicoanalisi – a differenza di lui- così i due si lasciano.

Sfruttando le sue conoscenze nel mondo dello spettacolo, Alvy cerca di frequentare altre donne, ma non appena Annie lo chiama di notte, in panico per la presenza di un ragno, si precipita da lei.
Annie, in realtà, è ancora troppo fragile e impaurita dal fatto di stare sola e ricomincia a vedere Alvy.

Inizialmente i due sembrano felici di essersi ritrovati, di condividere le loro reciproche paure e nevrosi ma entrambi si stanno mentendo, mossi solo dall’angoscia di dover affrontare i propri fantasmi, fantasmi che in quel rapporto di reciproca dipendenza, possono continuare a mantenere intatti.

Cercare di vincere le proprie fobie significa maturare, trovare il benessere per poi essere in grado di confrontarsi con l’altro e vivere in un rapporto sano (leggi l’articolo “Le idee sbagliate sull’amore della Dipendente Affettiva” per approfondire).

Ma quando Annie cede alla tentazione di tornare con Alvy, in realtà lei non aveva non ancora concluso un proprio percorso. Mentre successivamente lei evolverà, imparando a conoscere meglio se stessa e i propri desideri.
Con il crescere della propria autostima Annie sente il bisogno di mettersi alla prova, di conoscere nuove persone e riesce persino ad attirare l’attenzione di un discografico che le offre l’opportunità di incidere un disco.
Dinnanzi alla nuova Annie, Alvy reagisce cercando il controllo, prova a limitarla, non vuole conoscere altre persone, rifiuta l’idea di stare, anche solo per breve tempo, a Los Angeles (così diversa dalla sua New York) e somatizza persino la sua avversione alla tv, dovendo così rinunciare all’opportunità di condurre una trasmissione In poche parole, si aggrappa ferocemente alle proprie convinzioni, restrittive e autolimitanti che siano, cercando di intrappolare in esse anche Annie.

La mancanza di intesa sessuale e la curiosità di entrambi verso persone nuove, rendono loro chiaro che la relazione non funziona. È Annie che traduce il pensiero di entrambi in azione ma sarà solo lei a rinascere uscendo dalla storia. Alvy, inizialmente sicuro della decisione presa, sente la mancanza della donna, la pensa ossessivamente e si reca sino all’odiata Los Angels per cercare di riconquistarla. Quando la rivede però, non trova la Annie insicura e bisognosa che stava con lui, è una Annie diversa, vitale, solare che rifiuta di tornare indietro, lo definisce “tu sei un’isola Alvy”, definendolo come una persona che ama rimanere nelle sue idiosincrasie, nelle sue fobie e nevrosi e che nessun psichiatra potrà mai guarire sino a quando lui non deciderà di voler guarire.

Alvy dunque non è innamorato della vera Annie, ma di quella fragile e dipendente che era quando stava insieme a lui.

Io e Annie: Commento al film

Alvy non si dà pace: “Annie e io abbiamo rotto e io ancora non riesco a farmene una ragione. Io continuo a studiare i cocci del nostro rapporto nella mia mente e a esaminare la mia vita cercando di capire da dove è partita la crepa. Un anno fa eravamo innamorati, sapete”

Per tutto il film “Io e Annie”, analizzando attraverso il proprio filtro ogni momento della relazione, nella falsa convinzione che tutto fosse perfetto, Alvy cerca un modo non solo per non lasciar andare il passato, ma per non mettere in discussione se stesso.

Se una parte del suo dolore, può certamente essere conseguenza naturale del distacco affettivo, il rimuginare, la non accettazione della fine della storia, è collegata al fatto che il rifiuto di Annie ha in qualche modo rappresentato il rifiuto della propria personalità, lui che sin dall’inizio della frequentazione con Annie, prima ancora di conoscerla, voleva essere riconosciuto come unico e “diverso da tutti gli altri falliti”.

Ho voluto scrivere del film “Io e Annie”, non solo perché trovo l’ironia di Woddy Allen esilarante, ma perché a mio parere si vedono espressamente i tratti di una relazione di dipendenza reciproca, da entrambi i punti di vista dei componenti della coppia.

La ragione della fine della relazione è, ai miei occhi, palese. Annie cresce, matura, supera se stessa mentre Alvy rimane avvinghiato alle proprie certezze, pur consapevole della loro negatività e che siano causa del naufragio non solo del rapporto con Annie ma anche dei due precedenti matrimoni.

Alvy riconosce di essere nevrotico, tanto che continua a sottoporsi ad analisi, ma il fatto che la terapia non gli abbia giovato in così tanti anni dipende dalla circostanza che, in fondo, lui non voglia davvero cambiare. È talmente innamorato delle proprie fobie da preferirle alle persone e Annie, non più impaurita da sé stessa, vede ciò chiaramente, rifiutandosi di rimanere in una relazione soffocante, certa di potercela fare anche da sola.


Curatrice della sezione: Arte e Terapia. Avvocato penalista, appassionata di cinema e affascinata dall’introspezione che attraverso il cinema ognuno di noi può compiere. “Anche nella mia esperienza professionale mi capita spesso di incontrare donne che sono state dipendenti affettive. Si tratta solitamente di donne intelligenti e capaci in diversi settori della vita che, tuttavia non sono state in grado di spezzare legami malati. Certe di non poter vivere senza il proprio carnefice, hanno sopportato per lungo tempo umiliazioni, privazioni e maltrattamenti, convinte che fosse il loro prezzo dell’amore, sino a quando hanno raccolto il coraggio per dire basta ed essere risarcite per quanto subito”.


Un commento
  1. fabrizio

    Mi lascia molto su cui riflettere.

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