Il blog dedicato alla dipendenza affettiva

Arte e Terapia

Danzaterapia clinica: la danza che cura

Termino ora la lettura del libro della Dott.ssa Gritti, “La principessa che aveva fame d’amore” (M. C. Gritti, 2017) (1), e comincio da qui, dagli interessanti spunti che il testo offre, per approfondire la relazione tra danza, corpo e cura.
Comincio dal pane, dal nutrimento, dall’amore. “Amore”: tutti lo associamo alla sensazione di felicità.

Ma che cos’è la felicità?

L’etimologia riserva sorprese: il termine “felicità” deriva dal latino “felix”, la cui origine si trova nel greco φύω (fyo) = produco, genero, da cui hanno origine anche i termini fecondo e feto.

“Felix” è dunque associato alle terre feconde e fertili, quali Arabia e Campania, in quanto fonti di sostentamento e nutrimento, e non a regioni ridenti e allegre.
Nell’attraversare la vita nel suo incessante divenire, nella naturale spinta all’evoluzione, nella perenne ricerca di nuovi strumenti di crescita, nel far fronte alle varie “crisi” alle quali siamo, in un certo senso, condannati, la felicità è proprio il nutrimento, il pane quotidiano nel quale trovare le energie per sopravvivere.

Dunque, la felicità è la ricerca stessa della felicità.

E come può intervenire la danza?

E l’atto del “cercare” altro non è che un “movimento”: movimento fisico e psichico guidato da una pulsione, da un bisogno, da una tensione. Ma che cosa fa di un generico movimento una danza?

“Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza.” (Pina Bausch) (2)

La danza è il “movimento” espressivo per eccellenza, dotato di un proprio significato e di una propria simbologia; il termine “danza” deriva dalla radice sanscrita “tan”, che significa, per l’appunto, tensione.
Riguarda l’uomo nella sua totalità di corpo e mente e, nella danza, le numerose modalità corporee corrispondono ad altrettante modalità del pensiero.
Là, dove una modalità di movimento sembra non accessibile, dove le possibilità sembrano essere limitate, dove c’è una qualità, anche psichica, non integrata nel movimento del soggetto, là, si inseriscono le potenzialità del trattamento tramite la Danzaterapia Clinica.

Cosa è la Danzaterapia Clinica?

La Danzaterapia Clinica si occupa di fornire occasioni, all’interno delle quali divenga possibile esprimersi, e anche, successivamente, scoprirsi, o ri-scoprisi tramite movimenti nuovi; tutto questo, inteso nella sua accezione simbolica e più ampia di movimento corporeo e psichico.
In primis, quindi, diamo possibilità di “ascolto” del corpo: affinché le emozioni possano “prendere corpo”, è necessario darsi lo spazio e il tempo per ascoltare, sentire, per dilatare le sensazioni, per concedersi incertezza, dolore, gioia. Il significato stesso della parola “emozione” ci rimanda al trasportar fuori, allo smuovere. Riprendendo il riferimento al libro, è necessario darsi gli strumenti per ascoltare la propria Bussola, per andare in profondità e, infine, per portare fuori.
L’ascolto avviene all’interno di un “tempo”: e ciascuno ha il proprio tempo che, “qui ed ora” caratterizza il movimento. All’interno di un tempo, il movimento prende forma; c’è un tempo per l’apertura e un tempo per la chiusura; e nel confronto con l’altro, ciascuno può riconoscersi, identificarsi e acquisire possibilità alternative.

Il movimento avviene poi in uno “spazio”: lo spazio attorno a noi, quello della nostra chinesfera, e lo spazio condiviso, quello della relazione. È anche lo spazio della scelta: la scelta di attraversarlo o la scelta di non farlo. Infine, è lo spazio dell’incontro, della condivisione, della relazione: una relazione per sua natura in movimento, proprio come la vita, dove ciascuno ha bisogno dell’altro per sapere chi è e per definire sé stesso.
Il movimento avviene poi grazie alla presenza di Stimoli (concreti, o immaginativi), che danno vita a quella successione di tensioni che è la danza. La musica, che entra in risonanza con emozioni ed affettività, è uno stimolo fondamentale della Danzaterapia Clinica, insieme alle Parole Madri del conduttore e agli Oggetti, che sono dotati di caratteristiche fisiche specifiche e di una forte valenza simbolica.

Ma come può la Danzaterapia Clinica intervenire sulla Dipendenza Affettiva?

Come vedremo nel prossimo articolo la Danzaterapia Clinica, può diventare uno strumento prezioso di conoscenza di sé stessi aumentando la consapevolezza dei propri bisogni, passaggio indispensabile per proseguire un percorso di guarigione dalla Dipendenza Affettiva.

(1) M. C. GRITTI, La principessa che aveva fame d’amore, Sperling&Kupfer, 2017
(2) P. G. CARIZZONI, A. GHILARDOTTI (a cura di), Isadora Duncan, Pina Bausch. Danza dell’anima, liberazione del corpo, Skira, 2006


Curatrice della sezione: "Arte e Terapia" Architetto, danzatrice, danzaterapeuta in formazione. Studia danza fin da piccola, in età adulta approfondisce lo studio del corpo “in scena” tramite il teatro e il teatrodanza. Da sempre interessata alla psicologia, si forma come Danzaterapeuta presso la scuola “Lyceum” a Milano frequentando il corso di formazione in Danzaterapia Clinica. Conduce percorsi di Danza Creativa per bambini e percorsi di Danzaterapia Clinica per la disabilità e per adulti. Applica la Danzaterapia Clinica in eventi e seminari riguardanti temi specifici.


Un commento
  1. mario

    Non vedo l'ora che pubblichi il prossimo. Mi interessa capire se è qualcosa da vivere da spettatore o anche da protagonista. La danza la associo alla forma, grazia e armonia, come quelle dell'articolo stesso. Vedo me, un pezzo di legno, quanto di più distante dalla grazia e dall'armonia.....e non immagino come....... L'aspetto allora.

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