Il blog dedicato alla dipendenza affettiva

Arte e Terapia Dipendenza Affettiva

La Danzaterapia per la cura della Dipendenza Affettiva

Nel precedente articolo “Danzaterapia clinica: la danza che cura” abbiamo visto come la Danzaterapia Clinica si occupa di creare momenti di espressione e di ri-scoperta tramite nuovi movimenti corporei e psichici, e quindi si pone a livello terapeutico come mezzo di ricerca dei propri bisogni ed emozioni.

Come accennato precedentemente, anche per la cura della Dipendenza Affettiva, la Danzaterapia diventa preziosa per comprendere meglio se stessi e migliorare il percorso di guarigione, ed oggi vediamo come.

La Danzaterapia Clinica nella cura della Dipendenza Affettiva

La Dott.ssa Gritti nel libro “La principessa che aveva fame d’amore” fa parlare il “Vuoto”. Quel “Vuoto” cieco, che si pone come guida ma che è profondamente incapace di guidare, un “Vuoto” che non ama le incertezze e le attese, un “Vuoto” avido che ha fretta di essere saziato.
Tanti di noi lo conoscono e si sono sentiti in balia della sua fame, del suo bisogno di essere nutrito. Ebbene, siamo tutti degni di colmare quel vuoto, ma per farlo in modo adeguato, per far sì che il sostentamento possa veramente essere un benefico pane quotidiano di Felicità, è necessario ascoltare sé stessi per conoscere e riconoscere le differenti possibilità e opportunità che la vita ci concede.

Talvolta quel Vuoto parla, straparla, urla e nell’agire conseguentemente al suo ascolto si può andare incontro a vere e proprie crisi, alla sensazione di essersi persi e di essere perduti. Tuttavia, anche la parola “crisi” può sorprenderci: deriva infatti dal greco krísis, e significa “scelta, decisione”. Depurata dell’accezione negativa alla quale siamo abituati, la sua etimologia ci restituisce immediatamente l’opportunità che nasconde. Insomma, talvolta è necessario perdersi per ritrovarsi.

Ecco, dunque, che la danza, e nello specifico la metodologia della Danzaterapia Clinica, diventa l’opportunità di ritrovare, e poi, di sintonizzarsi nuovamente con la propria Bussola, di dotarsi di uno strumento di conoscenza di sé stessi e del mondo circostante senza il quale ci si sente perduti e impotenti. Uno degli obiettivi del trattamento per la cura della dipendenza affettiva tramite la Danzaterapia Clinica è quindi quello di aumentare la propria consapevolezza corporea, di entrare maggiormente in contatto con il proprio corpo, fisicamente ed emotivamente: il proprio corpo collocato in un tempo, in uno spazio, in relazione ad altri corpi. Una presa di consapevolezza che implica l’integrazione della varietà di movimenti possibili, attraverso i differenti distretti corporei, per acquisire, mano a mano, una maggiore libertà di movimento, e quindi, di espressione.

La connessione con i propri aspetti emotivi porta la persona a sintonizzarsi anche con i sentimenti di noia, tristezza, attesa, spesso esperiti, e “mal giudicati”, nella Dipendenza Affettiva: sentimenti con i quali diviene, invece, possibile lavorare, e che, grazie alla metodologia e a un uso direzionato di musiche e Stimoli, è possibile approfondire e tras-formare.

La Dipendenza Affettiva si cura scoprendo se stessi, anche attraverso la Danzaterapia

Non solo. La Danzaterapia Clinica unisce alla possibilità dell’ascolto delle proprie emozioni più profonde, l’opportunità della creatività, attraverso la quale l’essere umano si dà una personalità e diventa consapevole della propria unicità, definendo un “Io” diverso da un “Tu”. E quando ciò diventa possibile, quando, cioè, il proprio corpo è autenticamente mosso dalle proprie emozioni, ecco che il soggetto diventa capace di “mettere in forma” quella serie di stadi intermedi che conseguono agli impulsi ai quali reagisce.

“La lentezza è la condizione regina dell’affetto”, ricorda G. Piccinino in “Amore limpido” (2010, pag. 83) (1)

Ed è quella lentezza che, nel trattamento per la cura della Dipendenza Affettiva, va esplorata maggiormente per permettere al soggetto di entrare in relazione con altri soggetti e/o oggetti in modo consapevole, dandosi il tempo e lo spazio necessari all’ascolto. Si tratta dunque di passare da uno stato di “bisogno”, da soddisfare nell’immediato, ad uno stato di “desiderio”, che è invece dilazionabile.

Grazie alla graduale presa di coscienza delle proprie modalità, all’acquisizione di consapevolezza, all’integrazione di qualità corporee e psichiche diverse, si ha la possibilità di coltivare, o forse meglio dire “sfornare”, l’amor proprio, quel sostentamento così fondamentale per instaurare relazioni veramente nutrienti, che possano dare quella parte di Felicità quotidiana e che possano rispondere al proprio bisogno di sentirsi accolti. L’armonia di una relazione soddisfacente dà Felicità.

E, come accade anche alla Principessa Arabella del libro “La Principessa che aveva fame d’amore”(2), la vera relazione può instaurarsi quando ciascuno ha potuto esplorare in autonomia le proprie possibilità, il proprio “Io”. Obiettivo fondamentale che si deve raggiungere in un percorso di cura della Dipendenza Affettiva.

La facilità con cui un gruppo di dipendenti affettive entra in relazione durante un percorso di Danzaterapia Clinica è dunque il tramite per portare la persona a lavorare in autonomia, accrescendo la propria conoscenza di sé e le proprie espressività e creatività. Dunque, le relazioni si collocano all’interno di un divenire che coinvolge almeno due soggetti in un tempo e in uno spazio e il movimento osservato dal danzaterapeuta è significativo per la sua qualità, per il come viene agito all’interno del percorso: percorso che non è precostituito ma si co-costruisce nella relazione tra terapeuta e utenti. In tal senso, il percorso è importante quanto il raggiungimento della meta.

Per dirlo con le parole di R. Garaudy: “Che cosa accadrebbe se, invece di limitarci a costruire la nostra esistenza, avessimo la follia o la saggezza di danzarla?” (3)

(1) G. PICCININO, Amore Limpido. Nuove prospettive di felicità per la vita di coppia, Erickson, 2010
(2) M. C. GRITTI, La principessa che aveva fame d’amore, Sperling&Kupfer, 2017
(3) R. GARAUDY, Danzare la vita, Cittadella Editrice, 1985

Un ringraziamento speciale a Laura Pezzenati.


Curatrice della sezione: "Arte e Terapia" Architetto, danzatrice, danzaterapeuta in formazione. Studia danza fin da piccola, in età adulta approfondisce lo studio del corpo “in scena” tramite il teatro e il teatrodanza. Da sempre interessata alla psicologia, si forma come Danzaterapeuta presso la scuola “Lyceum” a Milano frequentando il corso di formazione in Danzaterapia Clinica. Conduce percorsi di Danza Creativa per bambini e percorsi di Danzaterapia Clinica per la disabilità e per adulti. Applica la Danzaterapia Clinica in eventi e seminari riguardanti temi specifici.


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