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Arte e Terapia

Dall’abisso del Vuoto al mare delle possibilità

5 febbraio 2018

Dall’abisso del Vuoto al mare delle possibilità

Quante volte una persona con problematiche legate alla Dipendenza Affettiva ha avuto la sensazione di sprofondare nell'abisso del "Vuoto"? (leggi questo articolo per approfondire).
Quante volte si è sentita in balia delle sue onde burrascose? Quante volte, nel bel mezzo di una tempesta, fluttuando tra un vortice emotivo e l'altro, ha avuto la sensazione di naufragare?

L'abisso del Vuoto

È proprio questa la sensazione ricorrente, la sensazione di essere inghiottita e annegata da un Vuoto abissale da cui rifugge, e tuttavia del quale è frequentemente in balia, sentendo di non avere strumento alcuno per poter contrastare la sua forza.
E più si tenta di contrastarlo e di stare a galla con tutte le forze, più il Vuoto attrae nella profondità degli abissi, togliendo il respiro.

Proprio come il Nulla di Fantasia, nel libro "La storia infinita" di Michael Ende, il Vuoto sembra espandersi facendo svanire tutto il resto, dando una sensazione di cecità a chiunque lo osservi e causando un'irresistibile attrazione a buttarvisi dentro.

Un luogo, questo Vuoto, che fa paura. Che interrompe la navigazione e prende le forme della tristezza, dell'angoscia, del senso di colpa, della vergogna, dell'abbandono, della solitudine. Vuoto caratterizzato, per l'appunto, dall'Assenza.
Assenza, nella sua accezione "negativa": assenza di un punto di riferimento, assenza di un porto sicuro, assenza di una rotta, assenza di astri che supportino la navigazione (ricordate l'etimologia della parola desiderio?), assenza di Speranza.
Anche l'etimologia della parola "speranza" deriva dal latino "spes", la cui radice ha come significato originario quello di "tendere verso una meta". Ancora una volta, una speranza non è altro che un vettore, un movimento verso qualcosa. Un movimento. Interno ed esterno.

Movimento che è vita. Vita che è movimento.

E nel tentativo di barcamenarsi nel violento moto ondoso delle emozioni, o tentando di risalire da un abisso che appare privo di contenuto e significato, si tenta di proteggere se stessi con un movimento di chiusura rispetto all'esterno e una Concentrazione (composta di "centro", la parola indica un movimento di raccoglimento da esterno a interno) delle forze all'interno di sé, senza tuttavia trarre apparentemente alcun beneficio, inteso in termini di evoluzione e cambiamento, da questo moto, e rimanendo bloccati in una dimensione di "bisogno di essere salvati da qualcuno" - la Dipendenza, per l'appunto.

Il Vuoto come opportunità

Eppure questo Vuoto può essere guardato da un'altra prospettiva, nel momento in cui si hanno i mezzi per non soccombere ad esso.
Il Vuoto, infatti, è anche un'occasione: offre infatti la possibilità di solcare il mare dandosi la libertà di scegliere una meta, di attraversare l'ignoto con lo spirito della ricerca, di godersi il panorama, di cercare riparo, di gettare l'ancora e darsi il tempo della sosta.

E non sarà più la concentrazione, bensì l'Attenzione l'azione prevalente: derivante dal latino e composta di "ad" e "tendere", "tendere verso", questa parola indica invece un movimento dall'interno verso l'esterno. E attraverso questa apertura verso l'esterno, il Vuoto non è più assenza, ma piuttosto moltitudine di possibilità.
È occasione di crescita, occasione di conoscenza di sé stessi. Non si sentirà più la solitudine, si avrà piuttosto la consapevolezza di navigare "ciascuno per conto suo". E il mare potrà essere esplorato nella sua avvolgente immensità, tenendo conto delle proprie risorse e delle condizioni esterne.

Tuttavia, per essere buoni naviganti è necessario avere una Bussola, proprio come quella di cui parla Maria Chiara Gritti nel suo libro "La principessa che aveva fame d'amore": è necessario imparare ad Orientarsi, che significa prendere consapevolezza della propria collocazione in uno spazio, scegliere di percorrerlo in una determinata direzione, stabilendo una meta e conoscendo le proprie risorse.

La Danzaterapia come strumento di trasformazione del Vuoto

La Danzaterapia Clinica, con il suo metodo, può intervenire nel processo di presa di consapevolezza del proprio corpo e fare della presenza del Vuoto uno strumento per uscirne, trasformandolo, trasformati.

Il movimento di chiusura causato dal Vuoto può divenire, nel setting della Danzaterapia Clinica, occasione di ascolto del proprio corpo e di profondo contatto col sé e con il fluttuare e l'imperversare delle emozioni. Un corpo in uno spazio e in un tempo, qui ed ora. Un corpo in ascolto.

Ascolto di sé, tramite il silenzio, che è il silenzio del cuore che batte e del respiro, quel ritmo interno proprio di un corpo che diviene forma di scambio e di relazione tra interno ed esterno. Oppure ascolto di una musica, che per "simpatia" fa risuonare parti del sé ed entra in connessione con esse.

Ascolto del proprio Tempo, riappropriandosi della dimensione dello Stare, qui ed ora, nel presente, nel proprio ritmo.
Ascolto del proprio Spazio, della propria Chinesfera, che è riferita e relativa al proprio centro, ed è posizionata all'interno di uno spazio, quello condiviso, che apre alla possibilità della scelta.

Ascoltare e Stare.
Stare, per prendere coscienza.
Stare, per tras-formare.
Stare, per scegliere.
Stare, per percorrere nuovamente.

Tutto ciò permette di storicizzare l'esperienza: di produrre un cambiamento e di darle un senso, di dare vita a un nuovo movimento dotato di maggiore coscienza e autenticità.

Navigare il mare delle possibilità

La Danzaterapia Clinica, con la sua metodologia, offre l'opportunità di sentire nuovamente il proprio Vuoto, il proprio centro, la sua potenza e le sue possibilità: di trovare ciascuno la propria Bussola interiore. Quella che ci permette di essere dei buoni naviganti, che sappiano ritrovare la rotta anche quando il mare imperversa, quando i venti non sono favorevoli, quando l'imprevisto ci porta in alto mare, perché il porto sicuro, a cui tornare e da cui ripartire, è dentro di noi. Quel porto sicuro che ci fornisce l'autovalutazione e la stima di sé necessarie per navigare in mare aperto con ascolto, attenzione e con la consapevolezza delle proprie risorse.

Un ringraziamento speciale a Laura Pezzenati.


Curatrice della sezione: "Arte e Terapia" Architetto, danzatrice, danzaterapeuta in formazione. Studia danza fin da piccola, in età adulta approfondisce lo studio del corpo “in scena” tramite il teatro e il teatrodanza. Da sempre interessata alla psicologia, si forma come Danzaterapeuta presso la scuola “Lyceum” a Milano frequentando il corso di formazione in Danzaterapia Clinica. Conduce percorsi di Danza Creativa per bambini e percorsi di Danzaterapia Clinica per la disabilità e per adulti. Applica la Danzaterapia Clinica in eventi e seminari riguardanti temi specifici.



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