Il blog dedicato alla dipendenza affettiva

Arte e Terapia Dipendenza Affettiva

Ascoltarsi: un passo fondamentale contro la Dipendenza Affettiva

Ormai da molto tempo affrontiamo il tema dell’”ascoltarsi”, che è ascolto della propria “bussola”, come suggerisce Maria Chiara Gritti nel libro “La principessa che aveva fame d’amore”.

Imparare ad ascoltare la propria bussola è importante per uscire dai meccanismi della Dipendenza Affettiva e, più in generale, per
migliorare la qualità della propria vita e delle proprie relazioni. L’uso dell’espressione “ascoltarsi” è sempre più diffuso, a volte anche in modo superficiale, motivo per cui è bene approfondire il suo significato.
Oggi vorrei dunque fare chiarezza: cosa vuol dire “ascoltarsi”? Sapere davvero il significato di questa parola è importante per scegliere accuratamente come lavorare sul proprio “ascolto di sé” e per raccogliere i frutti di tale lavoro.

Dunque: “ascoltarsi” è ascoltare… cosa?

Non è ascoltare i propri pensieri, né tantomeno ascoltare il proprio istinto, se per istinto si intende ciò che verrebbe istintivo fare.

Ascoltarsi significa ascoltare le proprie EMOZIONI.  Le nostre emozioni sono la nostra bussola: siamo attratti dalle situazioni che ci fanno provare emozioni di gioia, serenità, felicità…; respingiamo invece ciò che è causa di paura, orrore, disgusto, rabbia…

Eppure, spesso per chi si trova in una situazione di Dipendenza Affettiva, o in una relazione comunque “malsana”, la relazione tra emozioni e azione non è così scontata. “Sto male, ma resto” è più frequentemente l’atteggiamento di chi non riesce ad entrare in un contatto profondo e consapevole con sé. Ecco che l’ascolto profondo delle proprie emozioni diventa una porta per accedere al vero Sé.

“Ascoltarsi” è la via per addentrarsi in sé e realizzarsi come persone autonome, piuttosto che come persone identificate nella relazione con l’altro.

Ma, in pratica, cosa vuol dire ascoltare tali emozioni, e come comprenderle?

Le emozioni sono delle reazioni emotive, di varia intensità, ad accadimenti esterni o interni a noi.

Le emozioni hanno origine nel nostro cervello, vengono scritte lì dal nostro passato e dalla nostra infanzia: perciò non abbiamo il controllo sul tipo di emozione che nascerà in noi nel momento dell’accadimento del fatto. L’emozione è qualcosa che accade. È vera, nel suo presentarsi così com’è.

Un passo fondamentale per conoscere sé è ri-conoscere le proprie emozioni. Poi, è importante saperle osservare, e comprendere da dove arrivano.

È il primo passo per sviluppare l’”intelligenza emotiva” di cui si parla spesso ormai: ha a che fare con il miglioramento della qualità della vita e delle relazioni. Pur sembrando cosa semplice, non sempre ciò avviene.

Al contrario, si tende a trasformare tali emozioni in azioni, senza saper riconoscere quale emozione si sta muovendo in noi e senza saperne prendere le distanze. Quante volte le coppie hanno la percezione di ritrovarsi incastrate sempre all’interno dei soliti schemi, che si ripetono nel tempo senza evolvere? Ciò avviene anche, e soprattutto, in una relazione con caratteristiche di Dipendenza Affettiva, ma non solo: è sempre più diffuso un “analfabetismo emotivo”, che rende la comunicazione e il dialogo via via più difficili.

“Ascoltarsi” e divenire “consapevoli” vuol dire “rendersi visibili a sé”, nei propri meccanismi di funzionamento. Vuol dire saper scindere, dove è opportuno ed è bene farlo, emozioni ed azioni e non trasformare automaticamente le emozioni in re-azioni.

Ascoltarsi: come divenire consapevoli delle proprie emozioni?

Intraprendere un viaggio all’interno delle proprie emozioni significa connettersi con il proprio corpo.

Ogni volta che stiamo provando un’emozione, qualcosa nel nostro corpo sta cambiando: sudorazione, battito del cuore, respiro, tensione della muscolatura, sguardo, ecc…

Dunque, prima di agire (e cadere in circolo vizioso) è bene saper riconoscere tali segnali del nostro corpo, tali SENSAZIONI, anche quando piccole o apparentemente impercettibili.

Saperli ascoltare, saper sostare con essi senza agire. Sono segnali importanti ai fini della conoscenza di noi stessi e dello sviluppo della relazione con l’altro.

Riconoscere tali segnali e associare ad essi la relativa emozione è un primo traguardo nel percorso di consapevolezza. Ciò spiana la strada ad un maggiore ascolto di sé e un miglioramento delle relazioni. Ciò è fondamentale anche per poter lasciare alle proprie spalle la Dipendenza Affettiva.

E dopo aver ascoltato le sensazioni, come agire?

Dopo tale “sospensione” nel corpo, inizia il viaggio dentro i propri perché: ricordi, immagini, racconti… qui ciascuno può narrare la sua storia e comprendere dove le proprie emozioni hanno origine. Quante volte ci siamo sentiti dire “Ho paura dei cani perché da piccola sono stata aggredita da un cane.”? In modo semplificato, il processo passa per queste associazioni.

Tuttavia, in una persona con problematiche di Dipendenza Affettiva probabilmente questo passaggio non sarà sufficiente. La mente e il corpo sembreranno comunque disallineati: sensazioni di malessere profondo possono coesistere con la scelta di voler restare, nonostante tutto. Di voler continuare la relazione, fino allo sfinimento della persona, a volte anche con gravi conseguenze sul piano fisico e psicologico.

Come mai?

A causa delle cognizioni che la persona si porta dietro dal suo passato, spesso inconsapevolmente, e che non le permettono di modificare i meccanismi con i quali è solita relazionarsi con il mondo.

Hanno la forma dei pensieri, dei ricordi, delle sensazioni fisiche… Per tale motivo, è importante che la persona chieda aiuto e inizi un percorso di Terapia vera e propria, al fine di introiettare e incorporare nuove esperienze che le possano fare da guida in un futuro diverso dal passato già esperito.

Allineare mente e corpo e permettere il cambiamento delle modalità ripetitive della persona, attraverso la creatività, sono le finalità della Danzaterapia Clinica.

Per facilitare l’ascolto profondo di sé e del proprio corpo, e per darsi la possibilità di un futuro diverso, Dipendiamo propone il percorso di Danzaterapia Clinica DANCING IN THE DARK – danzare al buio per ridarsi luce: un percorso al buio per esplorare il movimento del corpo, e delle emozioni nel corpo, e per riscoprire la propria creatività, per ritrovarsi e darsi una nuova possibilità. Per ridarsi luce.

Il movimento del corpo, guidato dalla voce del conduttore e dalla musica, sarà supportato da alcuni oggetti luminosi o fosforescenti che permetteranno di muoversi entrando in un contatto profondo con sé, al fine di trasformare le proprie ferite in “feritoie di luce” e di “dar luce” ad un nuovo Sé.


Curatrice della sezione: "Arte e Terapia" Architetto, danzatrice, danzaterapeuta in formazione. Studia danza fin da piccola, in età adulta approfondisce lo studio del corpo “in scena” tramite il teatro e il teatrodanza. Da sempre interessata alla psicologia, si forma come Danzaterapeuta presso la scuola “Lyceum” a Milano frequentando il corso di formazione in Danzaterapia Clinica. Conduce percorsi di Danza Creativa per bambini e percorsi di Danzaterapia Clinica per la disabilità e per adulti. Applica la Danzaterapia Clinica in eventi e seminari riguardanti temi specifici.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.