Il blog dedicato alla dipendenza affettiva

Arte e Terapia

Follia – Storia di una donna mai amata

Descrizione del film

Follia è un film del regista David Mackenzie, tratto dall’omonimo romanzo di Patrick McGrath. La storia narrata si svolge alla fine degli anni 50 quando lo psichiatra Max Raphael si trasferisce nella periferia londinese insieme alla moglie Stella e al figlio Charlie, per dirigere un manicomio criminale.

Il loro arrivo è accolto calorosamente dal personale medico della struttura, tra il quale c’è il dott. Cleave, psichiatra storico del manicomio, che si occupa da anni di “storie d’amore contraddistinte da ossessione sessuale”. Tra i pazienti del dott. Cleave, c’è Edgar, scultore frustrato, confinato nell’istituto di massima sicurezza per aver ucciso a martellate la moglie in un raptus di gelosia.

Un giorno, Stella, annoiata e trascurata dal marito occupatissimo dal suo ruolo di direttore del manicomio, si imbatte proprio in Edgar, a cui è stata affidata la ristrutturazione della casa dei Raphael. Tra i due nasce sin da subito una passione travolgente e talmente incontrollata che presto diverrà di dominio pubblico. Nonostante il dott. Cleave tenti di mettere in guardia Stella sulla pericolosità di Edgar, raccontandole il passato criminale, la donna non dà alcun peso all’avvertimento. Ugualmente vani sono i tentativi del marito Max di salvare le apparenze e quando Edgar evade dalla struttura lo scandalo diviene inarrestabile. Stella continuerà a vedere di nascosto Edgar, il quale nel frattempo si è rifugiato a Londra, sino a quando prenderà la drammatica decisione di trasferirsi dall’amante, lasciando il figlio e il marito. Dopo poco tempo, tuttavia, Stella si renderà conto che Edgar lavora sempre più compulsivamente, e anche che quando lei si allontana anche solo per distrarsi, lo stesso manifesta
segnali di morbosa gelosia che si tramutano persino in percosse.

Ma Edgar verrà presto arrestato dalla polizia, e la donna ricondotta dal marito il quale ha perso il posto di lavoro a causa dello scandalo. In conseguenza di ciò la famiglia Raphael si trasferirà nel Galles, ma la lontananza non sarà sufficiente, Stella è ancora ossessionata da Edgar: la sua mente è talmente annebbiata che rimane inerte, con lo sguardo fisso nel vuoto, mentre il figlio annega in un torrente durante una gita scolastica. A seguito del tragico evento, Stella verrà ricoverata nel medesimo manicomio in cui è rinchiuso Edgar, mentre il marito chiuderà definitivamente ogni rapporto con la moglie.

Stella sembra fare progressi sotto la guida di Cleave che, infatuato della sua paziente, le propone di sposarla per aiutarla definitivamente nel reinserimento nella società. Stella accetta la proposta, ma l’avvicinarsi dell’evento del ballo, ove tutti i pazienti uomini e donne si possono incontrare, riaccende in lei la speranza di poter rivedere Edgar. La sera del ballo però, Cleave consapevole del legame tra la sua promessa sposa ed Edgar, impedisce a quest’ultimo di partecipare al ballo, riferendo a Stella che Edgar non aveva voluto partecipare.
Stella rimane impietrita e con lo sguardo assente, alla fine della serata senza esitare un istante, si getta dal tetto del manicomio.

Commento al film

Ricordo ancora che, quando lessi alla sua uscita il romanzo “Follia”, ne rimasi folgorata.

Il rapporto dissoluto, la passione sfrenata e il legame morboso tra Stella e Edgar, romanticamente descritti dalle
parole di McGrath, mi aveva fatto pensare che quello sì, fosse il vero amore. Riguardando questa storia con gli occhi di oggi, mi appare chiaro che, seppur avvolto da quel senso di assoluto che affascina, il legame tra Stella e Edgar è palesemente malato. Ma cosa lega così fortemente i due personaggi? Posso cercare di offrire la mia lettura dal punto di vista del personaggio di Stella, una donna che si presenta assolutamente normale. Eppure, osservando attentamente sin dall’inizio questa donna, si scorgono in lei dei segnali della sua fragilità. Stella non è una donna ‘omologata’ e né intende conformarsi al comportamento delle moglie degli altri medici: lei fuma, veste in modo più femminile e appariscente delle altre, è irrequieta e insoddisfatta di sé, le manca qualcosa per colmare il vuoto che ha dentro.

Questo vuoto è qualcosa di più della semplice noia provocata dalla trascuratezza del marito, vuole sentirsi viva.

Sguardo tra Edgard e Stella | Dipendiamo.blog
Sguardo tra Edgard e Stella

Edgar riesce a riaccendere il desiderio di vita: un artista fallito, un uomo enigmatico, cupo, pericoloso, che anche grazie al suo macabro passato, contribuisce a ravvivare in Stella quel fuoco che la freddezza del marito, incentrato solo sulla sua carriera, le aveva trasmesso.
Stella si abbandona alla passione senza preoccuparsi delle conseguenze per gli altri, ma soprattutto per se stessa: il legame sessuale con quest’uomo sembra l’unica cosa che dia un senso alla sua esistenza.
Stella si sente cercata, amata, voluta e, per un piccolo lasso di tempo, anche libera da quelle convenzioni che il marito le imponeva così rigidamente: porta i capelli sciolti, beve, vive al di là di qualsiasi regola.

L’idillio, però, finisce presto quando Stella si trova dinnanzi alla vera personalità di Egar che è morbosamente geloso, violento, la possiede e non è interessato a quello che Lei desidera veramente.

In un determinato momento Stella se ne accorge e rivolgendosi al suo amante rapito solo dalla sua arte gli riferisce: “sei come mio marito, continui a lavorare”. La convivenza con Edgar, quella che avrebbe veramente permesso a Stella di vedere la reale natura del suo amante, dura troppo poco e la circostanza che i due amanti siano separati dal mondo esterno, rafforza nella donna il potere distruttivo di quella passione idealizzata.

Ne paga un prezzo altissimo, perché l’annichilimento di sé che ne consegue, le porta via il figlio che Stella lascia annegare, come se nulla contasse più davvero.
Gli effetti devastanti del legame sessuale con Edgar sono talmente palesi che Stella diviene incapace di badare a se stessa e diviene lei stessa una paziente psichiatrica.
Stella pensa che la sua esistenza abbia un senso solo in quanto desiderata da Edgar, e alimenta questo pensiero ossessivo, inconsciamente convinta che solo così continuerà a sentirsi viva.
La donna idealizza il rapporto con Edgar rifugiandosi in un suo mondo irreale senza la quale pensa di non poter più vivere. La sua mente, infatti, sembra non voler ricordare la follia violenta che ha visto negli occhi di Edgar, vuole rievocare solo l’ardore, la passione e l’euforia. Stella ha talmente bisogno di vivere quelle emozioni forti per uscire da se stessa, che distruggere il suo legame idealizzato con Edgar, significherebbe distruggere se stessa. Questa donna si è totalmente privata della propria personalità, esiste solo in funzione del desiderio dell’altro, e dinnanzi al pensiero del rifiuto del suo amante, non ha altra alternativa che il suicidio.

La vera tristezza che il personaggio di Stella mi trasmette è che nessuno degli uomini che hanno fatto parte della sua vita l’hanno amata: non il marito che aveva bisogno dell’immagine sociale della moglie, ma che di lei non ha mai capito nulla, non Edgar che trova in Stella solo una vittima delle sue ossessioni e che se fosse stato libero di averla, probabilmente, avrebbe finito per ucciderla, né il dott. Cleave, che incapace di passione, è attratto da una donna così diversa da lui nella convinzione di poterla manipolare.

Credo che l’esempio estremo del personaggio di Stella possa essere utile non solo per capire come qualsiasi forma di dipendenza, anche quella sessuale, non possa mai essere amore; un sentimento sano non distrugge e non annienta la personalità ma anche per mostrare ancora una volta, quanto sia facile scambiare la gelosia, il tormento e l’ossessione di un uomo per amore.

Questo tema mi è particolarmente caro perché sempre più spesso le donne cadono vittima di uominiche le acciecano con le loro attenzioni morbose che vengono confuse per sentimento autentico.
Può capitare quindi che donne, bisognose di amore e di quelle attenzioni che non hanno mai avuto,non vogliano vedere quei segnali negativi, come l’eccessiva gelosia e il possesso che, nel corso del tempo, si possono tradurre in gesti che sono veri e propri reati.

Maltrattamenti, stalking e, persino, femminicidio avvengono, nella maggior parte dei casi, da uomini convinti di amare alla follia e che convincono di questo chi sta loro accanto, quando in realtà inseguono solamente l’oggetto della propria ossessione fino a distruggerlo, nel momento in cui non possono più averlo.

L’unica vera arma di difesa nelle mani delle vittime è quella di ascoltare i segnali di malessere che provano e non tollerare condotte umilianti o dolorose in cambio di quello che non è amore, ma solo uno squallido surrogato. Non bisogna credere che questo sia il modo di sentirsi amata.


Curatrice della sezione: Arte e Terapia. Avvocato penalista, appassionata di cinema e affascinata dall’introspezione che attraverso il cinema ognuno di noi può compiere. “Anche nella mia esperienza professionale mi capita spesso di incontrare donne che sono state dipendenti affettive. Si tratta solitamente di donne intelligenti e capaci in diversi settori della vita che, tuttavia non sono state in grado di spezzare legami malati. Certe di non poter vivere senza il proprio carnefice, hanno sopportato per lungo tempo umiliazioni, privazioni e maltrattamenti, convinte che fosse il loro prezzo dell’amore, sino a quando hanno raccolto il coraggio per dire basta ed essere risarcite per quanto subito”.


3 commenti
  1. giorgio

    Nei giorni scorsi ho visto e guardato l’articolo nel blog, ma ho evitato di leggerlo perché non volevo mi “spoilerasse” il libro che poi ho letto. Condivido completamente la considerazione: “La vera tristezza che il personaggio di Stella mi trasmette è che nessuno degli uomini che hanno fatto parte della sua vita l’hanno amata: non il marito che aveva bisogno dell’immagine sociale della moglie, ma che di lei non ha mai capito nulla, non Edgar che trova in Stella solo una vittima delle sue ossessioni e che se fosse stato libero di averla, probabilmente, avrebbe finito per ucciderla, né il dott. Cleave, che incapace di passione, è attratto da una donna così diversa da lui nella convinzione di poterla manipolare.” Infatti, non mi hanno colpito più di tanto i comportamenti,assurdi per il sentire comune, di Stella. Li ho trovati “disdicevoli”ma non più di atteggiamenti (in scala ridotta) che adottiamo, senza magari accorgecene, nella vita di tutti i giorni e ci appaiono normali. Credo che Stella, nella sua posizione non avesse molte alternative. I personaggi, tutti (uomini e donne), sono isole che non comunicano fra loro e sono concentrati su se stessi e sull’’immagine di sé che vogliono trasmettere se stessi e all’esterno. Ricordo la considerazione di una persona a me vicina che mi ha fatto notare che l’eccessiva concentrazione su noi stessi, sulle attese e sull’immagine di noi che vogliamo trasmettere, ci impedisce di percepirci in maniere piena, come potremmo invece fare facendo un passo indietro e osservandoci alla giusta distanza. L’eccesiva concentrazione e vicinanza ci impediscono di vedere con chiarezza chi siamo, i nostri bisogni e al tempo non riusciamo a sviluppare l’empatia necessaria a percepire i bisogni delle Stella che abbiamo accanto.

    • Francesca Gritti

      Caro Giorgio, Ti ringrazio molto per aver letto con grande attenzione il mio commento. Credo che il problema di essere concentrati molto su noi stessi e sull'immagine che di noi offriamo all'esterno, sia proprio il male di quest'epoca e che tutti i protagonisti maschili del film vivono in questa dimensione. Rivolgendo lo sguardo solo e sempre su noi stessi, ci impoveriamo prendendo quell'arricchimento che solo interagendo con i nostri simili possiamo avere. Come diceva Aristotele "l'uomo è un animale sociale". Dal mio punto di vista i comportamenti di Stella, seppur socialmente censurabili, sono certo dettati da un bisogno spasmodico di essere amata che la guida ciecamente alla distruzione, ma forse proprio per questo lei è l'unica che agisce senza preoccuparsi dell'opinione altrui.

      • Giorgio

        Non posso che convenire con le tue considerazioni. Anzi....il mio commento aveva una chiusura molto simile alla tua, che poi ho cancellato per.....non lo so perché . Grazie per questa sezione che regala preziose occasioni di riflessione

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