Il blog dedicato alla dipendenza affettiva

Arte e Terapia

La signora della porta accanto: né con te né senza di te

La signora della porta accanto: Descrizione del film

In un paese vicino a Grenoble, la signora Odile, titolare di un circolo di tennis, racconta la storia di Mathilde e Bernad. Otto anni prima, Mathilde e Bernad hanno avuto una storia travolgente, conclusa per volontà della donna ma per uno scherzo del destino, si ritrovano vicini di casa.
Nelle nuove vesti di vicini di casa, i due fanno finta di non conoscersi, ma dopo un iniziale tentativo di Bernard di proteggersi dalla tentazione pericolosa per la sua famiglia, entrambi cedono alla passione travolgente.

Inizia una spirale di incontri clandestini, tensioni, gelosia, possesso nella quale Mathilde, soffre in maniera sempre più evidente per una situazione che non le offre l’amore completo che desidera da Bernard.
Vani sono i tentativi di Mathilde di sottrarsi alla passione per Bernad: ormai l’ossessione per Bernard si è impossessata di lei al punto da portarla all’esaurimento e al ricovero in una clinica psichiatrica.
Bernard invece prosegue con la sua vita, Annette è incinta del loro secondo figlio e anche se ormai è al corrente di quanto accaduto con Mathilde, si dimostra comprensiva.

Dopo una periodo di cure e di sedute psichiatriche, Mathilde sembra stare meglio, lascia l’ospedale con il supporto del marito, con il progetto di traslocare lontano. Una notte, tuttavia, Mathilde torna nella casa vicina a quella di Bernard che, sentito un rumore sinistro, si alza di notte e la incontra.
Esplode ancora tra i due l’attrazione fisica, ma mentre i due amanti stanno dando sfogo alla loro passione, Mathilde estrae dalla borsa una pistola, uccide con un colpo alla testa Bernard per poi suicidarsi.

La signora della porta accanto: Commento al film

Ho scelto questo film di Truffault, perché in grado di rappresentare magistralmente gli aspetti seduttivi e distruttivi, al medesimo tempo, di un legame amoroso malato.
Tra Mathilde e Bernard c’è innegabilmente la chimica, un’attrazione molto forte che li ha legati nel passato e che si riaccende nel presente.
Seppure legati dalla stessa passione fisica, Mathilde e Bernard, vivono molto diversamente il sentimento: anche le scelte che hanno fatto negli otto anni in cui sono stati lontani lo dimostrano.

Mathilde, che aveva deciso di lasciare Bernard perché non voleva un figlio da lei, si getta subito in un matrimonio sbagliato che finisce quasi subito con il divorzio, per poi risposarsi con un uomo pacato, paziente e innamorato, ma che lei non ama.
Bernard invece sceglie una donna equilibrata, costruisce una sua famiglia e viveva, prima di rivedere la sua vecchia amante, serenamente.

Incontrare nuovamente Mathilde fa emergere il lato più istintivo di Bernard che diventa possessivo, geloso ma non sembra volere andare oltre a questa dimensione del rapporto.
Mathilde, invece, soffre: desidera quell’uomo ma nella sua totalità, vorrebbe che lui avesse scelto lei come madre dei suoi figli, che la amasse nel senso più profondo del termine.

Consapevole della sua fragilità e del suo sentimento, Mathilde cerca di non vedere più Bernad che, tuttavia, non vuole rinunciare alla passione.
Si scatena nella mente già debole di Mathilde, l’ossessione: si ammala e il dramma di questa donna è che si rifugia nella sua malattia pur di non accettare che il suo folle amore non ha futuro.

Lo psichiatra curante al momento del ricovero dice al marito Philippe:

“sua moglie non vuole guarire ma le farò capire che rifugiarsi nella malattia è un cattivo affare”

Mathilde è una donna che non si ama e la storia senza futuro con Bernard fa esplodere tutto il disprezzo che nutre per sé. Sempre in ospedale dirà di se stessa:

“sono magra, sono brutta, sono spazzatura, voglio morire”.

L’impossibilità di vivere il suo amore per Bernard è per lei una condanna a morire, che tuttavia, lei vive con compiacimento, una condanna in nome di qualcosa di assoluto, vero e pertanto giusto.

In diversi passaggi del film, viene tratteggiata la personalità insicura di Mathilde: non si apprezza nel suo talento per il disegno, non riesce a dare alcun valore alle sue capacità esaltando invece i suoi fallimenti e il suo malessere.
Mathilde sembra trarre nutrimento dal suo dolore, quasi se volesse gridare al mondo:

“io soffro perché amo quindi è giusto che io stia male, perché la mia è una ragione superiore”

E questo suo atteggiamento mentale, si riscontra nell’esaltazione che Mathilde fa della storia di Odile, la voce narrante.
Non a caso Truffault, decide di iniziare e terminare il film con la voce di questo personaggio, tutt’altro che secondario.

Odile, infatti, è zoppa perché circa 20 anni prima aveva tentato di uccidersi, dopo aver scoperto che l’uomo che amava era sposato e si sarebbe trasferito in Caledonia.
La donna non muore, perché il suo volo viene attutito da una struttura e rimane storpia per tutta la vita.
Quando Mathilde racconta al suo terapeuta la storia di Odile, la esalta come se fosse un modello e si rammarica che il volo della sua eroina non si sia concluso con la morte.

Il ruolo di Odile è centrale anche nella gestione del rapporto tra Mathilde e Bernard: è lei che sente le prime menzogne di Bernard, che osserva e riconosce il loro rapporto morboso ed è lei che esorta Bernard ad andare a trovare Mathilde in ospedale.
Bernard obbedisce, si reca da Mathilde ma, paralizzato dal senso di colpa, non proferisce parola di fronte alla versione malata, triste e priva di vita di quella che era la sua amante.

Quando l’amore diventa un’ossessione distruttiva

A mio parere, la disperazione, gli svenimenti e i pianti di Mathilde lasciavano presagire la fine tragica che la donna serbava per se stessa, ma è un colpo di scena l’omicidio di Bernard.
È con questo gesto finale che Mathilde si trasforma in una vera e propria stalker che se non può avere il suo amato, preferisce che lui non viva.

La malattia e l’ossessione hanno il sopravvento, dimostrando che non si tratta di amore vero, ma dell’incapacità di vivere con se stessi senza il sogno che la propria mente ha continuato ad alimentare, ignorando quello che accadeva nella realtà.

Certamente Bernard è colpevole, di non aver capito quanto dolore provocasse con il suo comportamento e di essere stato, una volta di troppo, debole alla tentazione di possedere fisicamente Mathilde, ma anche lui, così come tante vittime dello stalking, non avrebbe mai creduto di essere in pericolo nelle braccia di una donna che gridava al mondo di amarlo.

Se avesse potuto scegliere, avrebbe deciso “senza di te”.


Curatrice della sezione: Arte e Terapia. Avvocato penalista, appassionata di cinema e affascinata dall’introspezione che attraverso il cinema ognuno di noi può compiere. “Anche nella mia esperienza professionale mi capita spesso di incontrare donne che sono state dipendenti affettive. Si tratta solitamente di donne intelligenti e capaci in diversi settori della vita che, tuttavia non sono state in grado di spezzare legami malati. Certe di non poter vivere senza il proprio carnefice, hanno sopportato per lungo tempo umiliazioni, privazioni e maltrattamenti, convinte che fosse il loro prezzo dell’amore, sino a quando hanno raccolto il coraggio per dire basta ed essere risarcite per quanto subito”.


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