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Arte e Terapia

La regina degli scacchi: una storia di accettazione e di riscatto

Durante le vacanze delle feste natalizie ho avuto l’occasione di prendermi un po’ di tempo per me stessa e per rilassarmi e così ho visto la miniserie Netflix “La regina degli scacchi”.

Questa serie è tratta dall’omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis – The queen’s gambit – il gambetto di donna, una famosa mossa di apertura scacchistica.

È stata davvero una piacevolissima visione, ricca di spunti di riflessione e di contenuti interessanti, oltre che emotivamente molto carica. Per questo motivo ho deciso di scrivere un articolo per il nostro Blog di Dipendiamo.

L’infanzia di Beth Harmon: una bambina “dimenticata”

L'infanzia | La regina degli scacchi: una storia di accettazione e di riscatto | Dipendiamo.blog

Le vicende narrate si svolgono tra la metà degli anni ’50 e gli anni ’60. La serie inizia raccontando la storia di una bambina orfana di madre, morta in un incidente stradale auto-provocato, e abbandonata dal padre, andato a vivere con un’altra donna, a causa dei disturbi mentali della moglie, madre di Beth.
La bambina viene quindi inserita in un collegio femminile, un luogo poco accogliente e governato da regole molto rigide, anzi ferree.
In questo collegio tutte le bambine e le ragazze devono prendere delle pillole, una delle quali è un tranquillante. Beth conosce qui una ragazza di colore, Jolene, molto esuberante ma simpatica, che fin da subito si prende a cuore, ma senza compatirla, Beth, inizialmente spaesata.
Il primo incontro con Jolene avviene proprio nel momento in cui a Beth vengono date queste pillole: la ragazza le consiglia di non ingoiarle subito, ma di conservarle per la notte. Beth segue il suo consiglio e così tutte le notti, grazie alle pillole, riesce a rifugiarsi nel suo mondo, sviluppando però una forte dipendenza dal farmaco.

Fin da subito ci possiamo immaginare la sofferenza di questa bambina, derivante dalla storia drammatica che ha vissuto – prima l’abbandono del padre e poi l’incidente della madre – una bambina “dimenticata”, ignorata dagli adulti di riferimento, i genitori.

Quello che colpisce però è la freddezza con la quale vengono inscenati e raccontati i fatti accaduti: vediamo infatti una Beth impassibile, come di ghiaccio, di fronte agli eventi catastrofici che le sono successi.

Una sofferenza che sembra voler essere tenuta a bada, nascosta, da una bambina che si trova a dover avere coraggio e forza per continuare a vivere, perché nessuno a tempo e voglia di consolarla, di sostenerla emotivamente.

L’incontro con il signor Shaibel

L'incontro | La regina degli scacchi: una storia di accettazione e di riscatto | Dipendiamo.blogUn giorno accade che Beth, dovendo scendere nel seminterrato del collegio per pulire dei cancelletti, incontra il custode, il signor Shaibel, che sta giocando a scacchi da solo. Sembra un uomo burbero, ma dopo qualche richiesta, si lascia convincere dalla bambina a giocare con lei. È così che lui, con grande pazienza e dedizione, le insegna le regole del gioco, soprattutto le aperture, facendo appassionare sempre di più Beth. Non potendo avere una scacchiera tutta sua, la sera, dopo aver preso le pillole, fantastica di vedere una scacchiera sul soffitto e rigioca le partite con il signor Shaibel nella sua mente. Con il tempo Beth scopre, seppur ancora inconsapevole, di aver un talento per questo gioco, e oltre al custode, batte il presidente di un circolo locale, e poi ancora, in una partita in contemporanea, tutti i membri di questo circolo.

A questo punto della storia vediamo allora come l’unica persona che dedica del tempo a Beth sia anche la più improbabile, l’anziano custode del collegio, un signore all’apparenza burbero e solitario, ma in realtà più sensibile di come sembra: è proprio lui infatti, che dopo qualche richiesta di Beth, le insegna a giocare a scacchi, facendo emergere il suo talento.

Quest’uomo è anche l’unica persona, ad eccezione dell’amica Jolene, con la quale Beth parla e trascorre il suo tempo libero dalle attività del collegio. È l’unica persona che si accorge di Beth.

L’adozione di Beth, un’altra delusione

L'adozione | La regina degli scacchi: una storia di accettazione e di riscatto | Dipendiamo.blogAll’età di quindici anni Beth viene adottata, anche se controvoglia, da una coppia: lei però è depressa e lui è un uomo schivo, che lascia spesso la moglie sola per lavoro (e non solo). Beth allora si trasferisce nella grande casa di questa benestante famiglia, e si ritrova immersa in lussi ai quali non era abituata; per la prima volta ha una stanza da letto tutta per sé. La vita di Beth però non è facile: a scuola viene emarginata, passa per quella “strana”, è vestita fuori moda, con abiti antiquati e non è per nulla socievole. Nonostante i grandi cambiamenti, alla ragazza rimane in testa un pensiero fisso, gli scacchi: le mancano molto le partite con il signor Shaibel, per questo gli scrive una lettera. Accade così che Beth riesce ad iscriversi ad un torneo statale, grazie ai soldi che lui le invia dopo aver ricevuto la sua lettera. Beth vince questo torneo, battendo anche un famoso giocatore, Harry Beltik, che si rivelerà un personaggio importante nel proseguo della storia. La bravura che contraddistingue Beth sta proprio nella sua capacità, che pochissimi hanno, di immaginarsi le partite nella sua mente e prevedere quindi le mosse dell’avversario.

A questo punto vediamo come la vita di Beth sembra prendere una piega migliore, anche se non è proprio così positiva come sembra: la ragazza infatti ha dovuto lasciare la sua amica Jolene, a cui era molto legata, il signor Shaibel e gli scacchi, il suo talento, cioè proprio quello attraverso cui gli altri sembrano notarla, cosa mai accaduta prima.

Le sue difficoltà si vedono anche nella scuola: i compagni la emarginano, la trovano strana e fuori dal tempo. Uno dei motivi per cui viene anche ritenuta “strana”, è il fatto che per il periodo storico era del tutto eccezionale che una donna, anzi una ragazza, giocasse a scacchi, gioco e settore dell’alta società, riguardante solo ed esclusivamente gli uomini.

Ma questa cosa, vissuta da Beth quasi come una sfida personale, la porta a dedicarsi sempre di più al suo talento.

Quello che colpisce, ancora una volta, è la mancanza di emozioni di questa bambina, ormai adolescente: vive tutto quello che le accade con freddezza, persino le partite di scacchi le vince con distacco, senza manifestare la minima emozione.

Allo spettatore viene da chiedersi: dove si nasconde l’emotività di questa ragazza?

L’inizio della carriera di Beth e il rapporto con la madre adottiva

L'inizio della carriera | La regina degli scacchi: una storia di accettazione e di riscatto | Dipendiamo.blogAlma, la madre adottiva di Beth, dopo essere stata abbandonata dal marito, si chiude ancora di più nella sua depressione, abusando di alcol e tranquillanti. Dopo un periodo di “assenza” nei confronti di Beth a causa del suo stato emotivo, capisce che, grazie al talento della figlia, possono guadagnare dei soldi. È così che decide di iscriverla ad un famoso torneo, con un premio in palio di 500 dollari. Inizia allora l’avventura scacchistica della ragazza. Alma però è una donna molto triste e fragile, segue Beth in ogni suo torneo trascorrendo le sue giornate a bere; tuttavia, riesce ad instaurare con lei un rapporto affettivo, a suo modo. Le due donne iniziano a viaggiare insieme per l’America, da un torneo all’altro: Beth è molto brava, vince ogni competizione; c’è però un pensiero che la tormenta: la sua dipendenza dalle pillole tranquillanti. Queste sostanze l’hanno abituata a vivere in un’altra dimensione, a disconnettersi dalla realtà difficile, spesso insopportabile, permettendole di concentrarsi solo ed esclusivamente sul gioco degli scacchi.

A questo punto della storia vediamo la sofferenza di un altro personaggio chiave nella vita di Beth: la sua madre adottiva.

Questa ragazza, dopo aver perso la sua vera madre, si ritrova, al posto che essere accudita e protetta da una nuova figura di riferimento, a dover fare lei “da genitore” a questa figura, preoccupandosi della sua salute e accudendola quando abusa di sostanze. Sembra che le disgrazie di Beth non abbiano fine.

C’è però una nota positiva: le due donne riescono ad instaurare un rapporto affettivo e positivo tra loro, forse perché accomunate, per certi versi, dallo stesso tipo di sofferenza, quella dell’abbandono.

È qui che riemerge anche la fragilità di Beth: la sua dipendenza dai tranquillanti. Infatti, grazie alle pillole, Beth riusciva ad uscire dalla sofferenza, rifugiandosi totalmente negli scacchi; o almeno questo è quello a cui crede lei: senza le pillole non può dare il massimo.

L’ennesimo evento traumatico e la crisi di Beth

L'evento traumatico | La regina degli scacchi: una storia di accettazione e di riscatto | Dipendiamo.blogPurtroppo, durante il loro soggiorno in Messico per un torneo, dopo aver perso la finale con il campione del mondo russo Borgov, Beth trova la madre adottiva morta sul letto dell’hotel, malata da tempo di epatite. Da questo momento la sua vita precipita: tornata a casa dal Messico, litiga con il padre adottivo, che non si fa vivo nemmeno dopo questo tragico evento ed anzi, vuole toglierle anche la casa di famiglia. È così che Beth si deve occupare del funerale della madre e di riappropriarsi della casa, oltre che di elaborare l’emotività di questi tragici eventi. Beth così si isola, non partecipa più a nessun torneo e si butta in alcol, fumo e pillole.
Dopo un periodo di grande trascuratezza di sé, incontra per caso un suo vecchio avversario, Harry, che si offre di aiutarla, trasferendosi da lei anche con lo scopo di allenarla per i prossimi tornei. Tra i due nasce una relazione, che però non è destinata a durare, soprattutto a causa della timidezza di lui e della spinta autodistruttiva di Beth. Sarà poi Benny, un altro vecchio avversario, a proporle di farsi aiutare, sia con gli allenamenti, che con la disintossicazione. Beth accetta la proposta, anche in vista di un importante torneo a Parigi. In quella finale però, tutto precipita di nuovo: dopo una notte di alcol, Beth perde ancora una volta contro Borgov, il campione del mondo. Questo la fa richiudere in una solitudine impenetrabile, fatta da tranquillanti, drink e vita sfrenata. Tutto sembra perduto.

A questo punto della storia, dopo il periodo di fama e di riscatto della ragazza, Beth sembra non poter fare a meno di ignorare il proprio passato e le sue fragilità: senza alcol e tranquillanti non sopporta la realtà.

Tutte le vicende catastrofiche che le sono accadute non fanno altro che peggiorare la situazione di Beth, che ha conosciuto ben pochi momenti di serenità; il primo evento che la manda in crisi è infatti la morte della madre adottiva: Beth perde di nuovo, per l’ennesima volta, una figura per lei importante, soprattutto affettivamente.

La vita sembra sempre girarle le spalle, questo si vede anche nell’atteggiamento del padre adottivo.

Tutta questa sofferenza che Beth cerca di ignorare e di zittire con le sostanze, però non svanisce e fa sentire i suoi effetti: Beth sembra non riuscire più ad instaurare relazioni durature, poiché ad un certo punto tradisce la fiducia di chi l’ha aiutata.

Nemmeno gli scacchi sembrano più darle pace e darle la forza di riscattarsi davvero: Beth non riesce più a vincere.

L’incontro con Jolene e la rinascita

La rinascita | La regina degli scacchi: una storia di accettazione e di riscatto | Dipendiamo.blogÈ proprio verso la fine della serie che avviene un evento inaspettato: Jolene, l’amica d’infanzia di Beth si presenta un pomeriggio a casa sua. Le due ragazze, ormai donne, ritrovano subito la loro intesa, senza dirsi troppe parole. «Sono qui perché tu hai bisogno che io sia qui, le famiglie lo fanno Il motivo per cui Jolene dice di essersi recata a casa sua è per la morte del signor Shaibel, il giorno dopo infatti ci sarà il funerale. Beth, molto dispiaciuta, decide di andarci e così le due ragazze vi partecipano. È proprio in questa occasione che si risvegliano in Beth certi ricordi dolorosi: chiede a Jolene di portarla al collegio; Beth entra da sola e ripercorre, sia con i passi, sia con il pensiero, il suo passato. Ritornando nel seminterrato, trova la vecchia postazione di gioco sua e del signor Shaibel: su una parete del muro Beth vede tutte le fotografie e gli articoli che il suo amico aveva conservato; erano fotografie dei suoi successi scacchistici. La ragazza ritrova anche una fotografia di lei e del signor Shaibel e questo provoca in lei una reazione mai vista fino a quel punto: Beth infatti scoppia a piangere. Ritornata in macchina da Jolene, viene da lei consolata, in un abbraccio di comprensione e affetto profondo. Sarà proprio questo evento a ridarle la forza. Dopo aver passato qualche giorno con Jolene e aver condiviso dei momenti insieme, le due ragazze si salutano e Beth riprende la sua carriera nel gioco degli scacchi, grazie anche all’aiuto di Benny e dei suoi amici. Sarà proprio così che riuscirà a vincere i mondiali, battendo finalmente Borgov.

Ecco che nel finale avviene tutto quello che lo spettatore avrebbe voluto vedere: il riscatto di Beth.

Questa rivincita sulla vita però avviene grazie ad una grande Amicizia femminile, un’amicizia che va oltre la distanza fisica, oltre il colore della pelle e oltre le consuetudini sociali, ma che si basa sul rispetto e sull’affetto reciproco, sopra ogni cosa.

Quello che permette alla nostra protagonista di rialzarsi è anche il coraggio di affrontare il passato: nasconderlo e ignorarlo non aveva portato che altra sofferenza; nel momento in cui Beth trova la forza di guardarlo negli occhi e lasciarsi andare all’emotività, prima sempre repressa, trova la forza anche di vivere pienamente la sua vita, cogliendone gli aspetti positivi e utilizzando quelle che riteneva le sue debolezze, come risorse.

Questo lo vediamo nella scena in cui Beth torna al collegio, dopo il funerale del signor Shaibel: qui Succede che lei capisce che, nonostante la lunga serie di abbandoni, eventi traumatici, e persone inaffidabili, c’è stata molta gente le che ha voluto bene, che l’ha seguita nella sua carriera, ha tifato per lei, ha desiderato la sua felicità. Ha riscoperto le radici della sua storia, il senso di tutti quegli eventi, di quegli incontri.

Ha capito emotivamente, e non solo razionalmente, che tutto può concorrere al bene.

Da quel momento ci saranno altri nuovi e vecchi incontri, altre avventure, fino ad un finale molto coinvolgente, che può farci piangere, proprio come è accaduto a Beth.


Tirocinante post laurea di Psicologia clinica presso Dipendiamo - Centro per la cura delle New Addiction, ho conseguito la laurea magistrale all'Università degli studi di Bergamo. Durante gli studi ho avuto esperienze lavorative tra cui la più importante come educatrice presso la Scuola papa giovanni XXIII Monterosso


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