Il blog dedicato alla dipendenza affettiva

Educazione all'Amore Sano

Bolt e il “sottile” monito al Narcisismo

Cari lettori, oggi vorrei condividere con voi alcune riflessioni che “Bolt – Un Eroe a quattro zampe”, film d’animazione Disney, mi ha aperto.

La storia di questo cagnolino mi è parsa vicinissima ai racconti di molti uomini e donne; un tempo bambini che hanno trascorso gran parte della loro vita a combattere per ottenere amore, approvazione, a rincorrere il sogno di una felicità che sembra sempre più irraggiungibile.

Illuminati dall’ammirazione e adulazione altrui “A PATTO CHE” continuino a dimostrare di essere i migliori, non avere debolezze, essere autonomi, indipendenti, liberi!

In un’epoca altamente prestazionale quanti di noi sono cresciuti con la convinzione di dover sempre essere all’altezza? Di dover combattere per ottenere qualsiasi cosa, anche un semplice sguardo di approvazione?

Per tutta la vita molti uomini e donne hanno sentito di dover indossare dei “costumi”, presentarsi sul palcoscenico e fare della propria storia uno spettacolo grandioso per cui valesse davvero la pena vivere.

I costumi sono moltissimi: il bravo e la brava bambina, lo studente modello, l’atleta perfetto, il figlio prodigio e poi ancora l’adulto pienamente realizzato, infallibile, instancabile, totalmente indipendente e libero; il padre modello, il collega sempre disponibile e chi più ne ha più ne metta.

Seppur aver saputo raggiungere e ottenere determinati risultati nella vita sia assolutamente qualche cosa per cui andare fieri e per cui legittimarsi ogni giusto merito, l’altra faccia della medaglia ci rivela che spesso il prezzo che stiamo continuando a pagare per tutto questo diventa sempre più alto.

Arriviamo a convincerci che se mollassimo la presa, allentassimo la tenuta, ci concedessimo il lusso del riposo, il diritto all’errore, allora… per gli altri perderemmo di valore, pensando erroneamente che queste persone siano state al nostro fianco grazie a tutto quello che fino ad ora abbiamo saputo offrire.

Questa falsa credenza ci incastra all’interno di stili di vita sempre più sacrificali, sempre più lontani dal miraggio del benessere e anni luce distanti dalla possibilità di incontrare veramente i nostri sogni e desideri.

Vivere sotto questi dettami e stili educativi, in ambienti altamente prestazionali, può portare allo sviluppo di un disagio di cui oggi si parla moltissimo: il NARCISISMO.

Questo film d’animazione ci regala una lettura creativa di come si possano rompere certi schemi e modelli, trovando una via d’uscita, lo fa in modo semplice e geniale. Cercherò quindi di “snocciolarne” il contenuto ed i messaggi che hanno cercato di comunicare a tutti: grandi e piccini.

Bolt, Penny e “La vita appartiene a me”

Può fermare un’auto in corsa con la sua forza, correre più veloce di un fulmine, con il suo sguardo può incenerire tutto e con un solo abbaio smuovere addirittura la terra, lui è proprio un super cane e grazie ai suoi poteri Penny, la sua amata padroncina, viene salvata da ogni pericolo, sconfiggendo il malvagio “Uomo dall’occhio verde”.

Bolt e Penny sono i protagonisti di una serie televisiva Hollywoodiana, avvincente e da tenere tutti quanti con il fiato sospeso, ma se Penny, seppur giovane, è consapevole che in quello spazio tutto è finzione, Bolt è stato portato a credere che sia tutto vero: i suoi poteri, gli scagnozzi pericolosi che quotidianamente minacciano chi ama e il pianeta, i gatti malvagi che assistono l’ “uomo dall’occhio verde”!
Il realismo e la passione con cui Bolt affronta ogni imprevisto è il fattore che porta il pubblico a restare con gli occhi incollati allo schermo, tutti quanti lo adorano!

“Se il cane crede che sia tutto vero anche il pubblico ci crederà”

Penny prova un bene immenso per il suo cagnolino, vorrebbe portarlo con sè, farlo uscire dal set e mostrargli, condividendo con lui, momenti di vita vera e ordinaria, ma il suo manager e la direzione glielo proibiscono in modo assoluto (“se si rendesse conto di essere un cane come tutti gli altri il successo della serie crollerebbe a picco”).

A malincuore Penny accetta le condizioni della direzione ma un giorno gli eventi portano Bolt a scappare, uscendo dal set e trovandosi molto lontano da quel contesto protetto e ovattato che lo ha cresciuto, ma soprattutto, nel mondo reale, si accorgerà che i super poteri che lo hanno reso una star… non esistono!

Lo scontro con la realtà e la scoperta dei propri limiti

Bolt incontrerà nuovi amici e nemici, personaggi alquanto strambi ai suoi occhi, ma assolutamente autentici, ognuno con i propri pregi e difetti.
In questo nuovo mondo sembra che tutti i poteri di Bolt siano svaniti; questo farà piombare il nostro eroe in un enorme sconforto. Inizialmente penserà che a renderlo così “debole” e “fallibile” è un elemento esterno: “Il polistirolo”, sì, quell’affare scricchiolante e “diabolico” assorbe tutti i suoi poteri.

Ovviamente non è così, ma Bolt ha bisogno di significare quello che gli sta accadendo, fatica ad accettare di essere “normale” (“semplicemente un cane”) e non può immaginare di avere davvero qualche limite; troverà quindi in un elemento esterno la giustificazione per tutte le fatiche che sta affrontando.

Comincerà a dubitare di sé stesso, a pensare di non valere nulla senza quelle caratteristiche che lo rendevano straordinario.

Gli amici però servono anche a questo: ad accompagnare con vicinanza, affetto, empatia i compagni verso la scoperta di altre meravigliose risorse che già ci portiamo dentro e che hanno solo bisogno di essere riconosciute per uscire allo scoperto; a farlo per Bolt saranno una gattina un pò cinica e un criceto che all’apparenza sembra avere qualche “rotella fuori posto”.

E da quel momento, grazie a loro, polistirolo o no, Bolt riacquisterà pian piano sicurezza in sé.

Il nutrimento affettivo di Bolt (e quello del narcisista)

Il nostro protagonista è stato cresciuto in un ambiente sì pieno d’amore, ma altamente prestazionale. Bolt non ha mai potuto fallire, doveva e deve sempre essere il migliore in ogni cosa, non conosce e crede fermamente di non avere limiti, tutto per lui è possibile.

Nessuno lo ha mai messo di fronte alle proprie debolezze; è stato nutrito ogni giorno a “bocconi di adorazione” e a sfide da superare per dimostrare di essere meritevole di stare in quel mondo.

Nel suo mondo l’amore è condizionato alla bravura: lo sguardo degli altri, l’apprezzamento, l’appartenere a qualcosa e qualcuno è per Bolt strettamente connesso ai suoi successi e all’essere non solo un bravo cane, ma il migliore.

I suoi giorni si colorano di missioni incredibili e pericolosissime: la fuori tutti vogliono solo portargli via ciò che di più caro ha; imparerà quindi a non fidarsi di nessuno e a contare soltanto sulle proprie forze.

Un cane “speciale”

Proprio come succede nelle personalità narcisite, Bolt è un cane “speciale”, e DEVE continuare a restare tale, non può mai abbassare la guardia, deludere le aspettative degli altri, concedersi una pausa dai propri doveri, sorvolare sulle aspettative degli altri. È un duro lavoro, richiede impegno ed estremo sacrificio, ma Bolt è cresciuto in questo modo e per lui è normale.

Insomma, su di lui è stata costruita una vera e propria leggenda e per esserne all’altezza ha dovuto far di se stesso un personaggio caricaturale: ogni giorno indossando le vesti del supereroe, della forza e della determinazione.

La divisa del “supereroe” diventa un fardello

E come accade effettivamente nella realtà, non poter mai spogliarsi delle vesti che ci rendono forti e invincibili, seppur da una parte protegge e conforta, dall’altra ci rende estremamente appesantiti, allontanandoci sempre più da noi stessi, facendoci dimenticare la gioia della semplicità, la leggerezza, la bellezza della fragilità.

E così Bolt, trovatosi per via degli eventi completamente scoperto da tutto ciò che lo aveva sempre protetto e rassicurato (il set cinematografico e i suoi poteri soprannaturali) si chiederà chi è, comincerà a mettere in dubbio ogni parte di sè, e soprattutto scoprirà per la prima volta il sapore amaro della paura più grande: quella di non essere amato.

Immaginate che nella sua visione del mondo l’amore è condizionato a ciò che si fa, a tutto quello che si dà, non avendo più niente di grandioso si convincerà di non essere più degno di alcun amore e affetto.

Riscoprire sé stessi, accettare i propri limiti

Passo dopo passo, con l’aiuto dei suoi veri amici, Bolt comincerà a capire che non sono i suoi super poteri a renderlo amabile agli occhi degli altri, si concederà una pausa, scoprirà un nuovo mondo e il sapore dolce dell’essere se stessi; i suoi amici gli insegneranno la meraviglia della semplicità: la sensazione del vento sul muso, l’entusiasmo nel rincorrere un semplice bastoncino, correre libero tra i prati, scoprire nuovi odori e giocare, giocare tanto senza dover dimostrare niente a nessuno.

Seppur queste piccole nuove gioie alleggeriscono il nostro protagonista, resta in lui la grande preoccupazione di aver fallito.

La scoperta del superpotere più grande.

Anche se semplicemente un cane, Bolt in realtà, da sempre, dentro di sé, possiede il super potere più grande di tutti: la capacità di amare!

Sì, perché l’amore che prova nei confronti della sua padroncina è reale e immenso e questo sarà il motore che lo spingerà a sfidare il possibile e l’impossibile, a tornare da lei e a salvarla, questa volta per davvero, da un pericoloso incendio.

Sarà tutta quella forza a permettergli di accedere alla felicità, proprio perché finalmente ne scoprirà il segreto, scoverà dove si nasconde: dentro le cose semplici, accanto a chi si ama, negli attimi che ci riempiono e in cui si può essere se stessi. Scoprirà quindi che non è necessario essere un super eroe per avere accanto chi si ama, per essere felici e per appartenere a qualcosa.

Quale grande insegnamento ci lascia Bolt?

Bolt ci insegna che quello che ci rende grandiosi, unici, speciali, non sono le azioni straordinarie che compiamo, le maschere che indossiamo, tutte quelle parti di noi che sacrifichiamo, ma… è seguire il proprio cuore che porta sulla strada della gioia, della felicità e della pienezza.

In questo modo ci si può spogliare di armature pesanti e ingombranti, di giudizi lapidari che in primis siamo noi a dare nei confronti di noi stessi, che ci limitano, bloccano, non ci permettono di lanciarci verso nuove opportunità, sfide e sensazioni.

Aver fiducia in se stessi, nell’affetto autentico degli altri, nella bellezza di ciò che semplicemente siamo: con i nostri punti di forza e debolezza, sembrano essere gli elementi migliori per scoprire quanto la nostra vita sia incantevole.

Non è quindi indossando vesti che non ci appartengono e salendo su un palcoscenico già allestito da altri, secondo i criteri del successo, che ci riempirà!! Quanto piuttosto chiudere il sipario e uscir fuori, stare tra le cose e le persone che reputiamo belle, vere, che ci rimandano serenità e che nella loro semplicità sono lo spettacolo che più ci piace: il nostro.

“Perché la vita… appartiene a me!”

Concludo sottolineando quanto la colonna sonora che accompagna questo film d’animazione sia molto d’impatto, arriva dritta, in modo illuminante e lancia un messaggio importantissimo ad ognuno di noi.

“La mia vita è solo un film, non è realtà!
Ora vorrei viverla… ma non so come si fa.
Tutto era finto, intorno a me!
Se ora so qual’è la verità… lo devo a te!
Quante cose che non so… Me le mostrerai perchè… Ho finalmente capito che la vita appartiene a me!
Uh uh!
Sono qui…
Uh uh!
…Qui con te!
Ho finalmente capito che la vita appartiene a me!
Non sempre puoi vincere, le difficoltà!
Ma nelle cose semplici, c’è la felicità!
Prima di conoscerti,
vivevo a modo mio!
C’è voluto un pò però adesso so, chi sono io.
Ma da oggi il sole splenderà… mentre io sarò con te…
Ho finalmente capito che la vita appartiene a me!
Uh uh!
Io verrò… Uh uh! …dove vuoi!
Ho finalmente capito che la vita appartiene a me! Ho finalmente capito che la vita appartiene a me!
Ho finalmente capito che la vita appartiene a me…”

“Le conchiglie non conoscono le parole, eppure nel loro suono così semplice è descritto tutto il mare”.
(Fabrizio Caramagna)


Tirocinante post laurea presso Dipendiamo- Centro per la cura delle New Addiction.Ho conseguito la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica all’Università degli Studi di Bergamo. Tra le mie esperienze lavorative più significative: Tutor DSA/ADHD, servizio civile all’interno di una comunità psichiatrica di media protezione.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.