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Testimonianze

La Testimonianza di Federica: “Come sono riuscita ad affrontare il mio Vuoto”

Lo “scontro” con il Vuoto

La lettura del libro “Il buco” di Anna Llenas mi ha portata a ripercorrere la mia strada. Sono stata incastrata nella gabbia dell’anoressia nervosa per più di vent’anni. Che scontro con quel buco, con il buio, il silenzio e il vuoto!

Adesso che la vita mi è esplosa da dentro, so che non si può fare a meno del vuoto, perché è lo spazio di ricerca personale, il luogo di incontro con il mistero della vita! Adoro quest’inesauribile viaggio di scoperta! Evviva la nostra finita infinità!

Antoine de Saint-Exupéry scriveva:

“Il mistero non è un muro, ma un orizzonte. Il mistero non è una mortificazione dell’intelligenza, ma uno spazio immenso, che Dio offre alla nostra sete di verità”.

Da una decina di anni, sto cercando di portare speranza a chi si è chiuso in quella gabbia. La via della testimonianza ha persino dato un senso a tanti anni di sofferenza.

Quel buco è tremendo… eppure è il trampolino di lancio per tornare a vivere.

La strada della guarigione dall’anoressia

C’è un momento preciso in cui si può decidere di aprire la gabbia e abbandonare definitivamente l’anoressia. Nella mia esperienza personale, inizialmente c’è stata la grazia, successivamente, la guarigione è stata una scelta personale.

Ricordo con emozione l’istante in cui ho fatto quel salto nel vuoto, lasciando per sempre la malattia e le sue troppe frange!

Non sono passata da un prima di disperazione ad un presente di gioia e pienezza in un batter d’occhio. Mi è servito parecchio tempo… il mio tempo, quello di cui avevo bisogno.

In quegli anni, ci sono stati dei “fattori” che mi hanno aiutata a ritrovare la voglia di vivere.

Durante il ricovero in ospedale, mi accompagnava il pensiero della montagna. Volevo tornare a fare delle lunghe passeggiate nei boschi. Quando ci sono potuta ritornare, ho iniziato un intenso e profondo dialogo tra me stessa e l’anima del mondo.

Immersa nella natura, ho capito tante cose e riscoperto la bellezza, la quiete e l’armonia… che potevo sentire perché, in qualche modo, mi appartenevano.

La “tappa” del Perdono: quello di me stessa

Lungo i miei sentieri –uno in particolare– mi sono ritrovata e mi sono perdonata.

Per settimane, all’ingresso di quel sentiero, seduta su due grandi massi (i custodi del silenzio), ho incontrato una ragazzina pallida e triste. In principio, ho fatto finta di non vederla, in seguito l’ho presa per mano e l’ho portata con me. Ho poi imparato ad abbracciarla.

Ora, quella Federica, ride e salta dentro di me ed è la cifra dell’immensa gratitudine che provo per questa seconda possibilità che mi è stata donata.

La “tappa” della Creatività: trovare ciò che ci piace e sappiamo fare

Un’altra spinta alla vita fuori dall’anoressia me l’ha data la pittura.

Un paio di anni dopo il ricovero ho sofferto di pesantissimi attacchi di panico. Avevo recuperato un po’ di peso, ma non sapevo che farmene di un corpo che stava ritrovando forza…chi ero? Cosa volevo? Qual era la mia parte in questa vita?

Il caso (ma il caso non esiste) volle che iniziassi a dipingere le pareti di un asilo nido. Ne uscì un gran bel lavoro, riconosciuto da tanti. Forse ero ancora capace di fare qualcosa e potevo meritarmi qualche buona parola…

Nella vita, non si accendono le luci lungo la nostra strada. Non potremmo mettere in gioco la nostra libertà. Però, possiamo capire benissimo se la strada imboccata è quella giusta ed è la nostra da alcuni segnali: provare soddisfazione, gioia, realizzazione, sentire di aver fatto del bene.

Ho imparato che ciò che ci piace fare e ciò che sappiamo fare sono i primi e personali indicatori di direzione. Ci si scopre poi nella prospettiva dell’altro… 

La “tappa” dell’Amore: riaprire il cuore agli altri

In seguito, sono arrivati i bambini ad illuminare la mia vita! Ho perso il conto dei bimbi a cui ho fatto da babysitter e con i quali ho giocato e mi sono divertita tantissimo!

I bambini non giudicano, sono accoglienti, ti voglio un bene grande per così come sei. Quanto amore ho ricevuto e ricevo da loro!!! Anche per stare con loro, all’alba dei quarant’anni, mi iscrissi all’università, a Scienze della Formazione Primaria.

Quando fui ricoverata, dovevo sostenere gli esami del II anno della facoltà di Lingue e Letterature Straniere. Allora, avevo un solo desiderio: lasciare tutto e tutti, andarmene lontana… per cercare di non soffrire più così tanto… come se il dolore fosse fuori e intorno…

Oggi faccio la maestra e il mio lavoro mi piace tantissimo!!

Per cinque anni, sono stata l’insegnante di sostegno di un bambino autistico, il quale mi ha letteralmente insegnato a vivere! Di lui mi restano un amore splendente, limpido, profondo e incondizionato, un rapporto umano straordinario e la certezza dei garbugli e delle meraviglie della mente di ciascuno di noi!

Quando mi sono laureata, molti mi hanno detto che quel traguardo era per me una rivincita. Io non lo credo… perché non mi piace pensare alla vita o alle esperienze quotidiane come a delle lotte o delle battaglie, da cui si esce vincitori o vinti.

Da un pò di tempo, io sono sulla mia barca, che naviga lungo un placido fiume. A volte mi tocca remare controcorrente, altre volte devo fermarmi a riva, altre ancora mi lascio trasportare dalla corrente… Fidarsi e affidarsi…del/al fiume della vita e degli/agli incontri che abbiamo occasione di fare. 

Dopo i bambini, è giunto anche il tempo degli amici. Per tanti anni, ho avuto una terribile paura di soffrire ancora così tanto. A lungo, ho camminato in equilibrio su un sottile filo teso…

Sotto: il vuoto. Dentro: la certezza che, se avessi messo un piede in fallo e fossi caduta, non avrei trovato né la forza né il coraggio per ripartire daccapo.

Grazie a Dio, ho riaperto il mio cuore agli altri… cuore che oggi è spalancato!

…E mi ritrovai bella come una mente libera

A quel punto, la scelta del salto nel vuoto per essere libera di essere me stessa, riconoscendo sia ciò che posso donare agli altri, che i miei limiti e la mia fragilità! Adesso la mia vita mi piace tanto!! 

Ci ho impiegato parecchio a fare pace con tutta la mia storia e con la mia fragilità, nei confronti della quale sono stata arrabbiatissima, in quanto la consideravo la causa principale del mio non essere capace di vivere.

Ma proprio questa fragilità, nei suoi aspetti oscuri o luminosi, è l’espressione più autentica del nostro essere creature, della nostra condizione umana.

In essa si nascondono e risplendono sensibilità e delicatezza, gentilezza e dignità, umiltà ed empatia, intuizione dell’ineffabile e dell’invisibile. Allora, dietro a tanta fragilità, quanta umanità chiede semplicemente di essere accolta e ascoltata!

Quanta sofferenza cerca una voce che dia parola a tutto ciò che si è fatto silenzio!

L’anoressia è una malattia “strana”. Spegne tutte le luci, rende estranei dal fine di esseri umani con gli altri e per gli altri. Cancella gli orizzonti, i colori, qualsiasi presenza. Imprigiona. Ma dall’anoressia –così come dagli altri DCA– si può guarire!

Si può tornare ad essere liberi e innamorati della vita! È questo che io ora devo gridare forte, perché è ciò che ad ogni malato serve sapere. Guarire è la quiete che segue la tempesta, è la ricostruzione dell’edificio del mondo dopo la “fine del mondo”.

Certamente non si tratta di una “restitutio ad integrum”, perché vivere lascia dei segni dentro di noi. Però, sono proprio alcune esperienze, anche le più negative come ammalarsi di anoressia, che ci insegnano ad apprezzare la vita in ogni istante e nelle piccole e grandi cose che ci circondano.

La vita non ci chiede di essere personaggi straordinari, supereroi, perfetti, ma semplicemente ci esorta ad accoglierla e percorrerla con passione e coraggio, rinnovando ogni giorno stupore e sollecitudine, abbracciando il mistero che la circonda dentro un orizzonte di condivisione, fratellanza, verità.

Per tanti anni ho cercato di tener chiuso il tempo della anoressia, con il suo buio e il suo vuoto, con il suo dolore e la sua paura, nell’angolo più insondabile del mio cuore.

Ma… è buffo come la vita metta delle parole dove noi avevamo immaginato silenzi, s’inventi dei rientri inaspettati dove avevamo battuto in ritirata, ponga dei punti fermi a pensieri che credavamo non ci avrebbero lasciato mai! Adesso, non posso né voglio, far finta di non sapere e di non vedere.

Allora, da parte mia, non può mancare l’impegno, il sorriso, uno sguardo positivo, un cuore aperto, la fiducia nel futuro e nell’attesa, un progetto, il desiderio di testimoniare una luce e una speranza, la certezza delle stelle nella notte immensa, un sogno che sa di primavera, la voglia di rinascere ogni giorno, anche per chi e con chi fa più fatica, il ringraziamento al Dio della Vita e della Gioia.

“Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità”…”e mi ritrovai bella come una mente libera”

Testo di: Federica


Persone dipendenti affettive o ex dipendenti che vogliono condividere una breve storia restando nell'anonimato. Se anche tu vuoi condividere la tua esperienza scrivi a testimonianze@dipendiamo.blog. Le tue parole sono preziose e possono aiutare altre persone a chiedere una mano.


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