Il blog dedicato alle New Addiction

Dipendenza Affettiva Testimonianze

L’estrema fatica della Dipendenza Affettiva

Si riassume in questa citazione di Ovidio, l’estrema fatica di vivere una relazione nella Dipendenza Affettiva.

“Non posso vivere con te, né senza di te”

La fatica che rende “ciechi”

Dipendere da qualcuno restringe di molto l’autonomia emotiva che così limitata rende ciechi di fronte anche all’evidenza dei fatti.
Chi ha una Dipendenza Affettiva penso che si renda conto… forse non sa dare un nome al suo malessere, ma si accorge di come vive con ansia, apprensione e sovente angoscia la sua relazione! Si capacita che qualcosa di “strano” offusca la sua tranquillità emotiva…

Quella strisciante sensazione di non appagamento… quel bisogno che resta sempre insoddisfatto e mai pago di rassicurazione e attenzione non può essere confuso! Aleggia sempre una paura più o meno sospesa di essere lasciata… ci si dedica mente e corpo h24 a LUI… trascurando anche amicizie e interessi…

Ci si rende indispensabili per ottenere gratitudine!… anche l’uomo più innamorato avverte questo peso e questa gravosa responsabilità!

Il primo “scoglio”: raggiungere la consapevolezza

Di solito la Dipendenza Affettiva porta avanti relazioni lunghe, ma altrettanto sofferte e insoddisfacenti. Ama la stabilità, l’immobilità nella relazione è rassicurante, anche se l’ombra del dubbio e della gelosia più o meno accentuata sono spettri con cui fare i conti.

La consapevolezza d’avere un “problema” è il primo scoglio che va affrontato, ammettere che ci si trova invischiate in una relazione disfunzionale e prendersi le proprie responsabilità senza scaricare solo sul partner l’onere del fallimento.

Tuttavia il raggiungimento di una consapevolezza non garantisce che si possa arrivare a interrompere la relazione… tutt’altro, lo sforzo enorme consiste a questo punto nel voler raddrizzare ad ogni costo una situazione quando non esistono i presupposti.

La dipendente affettiva non accetta di considerare il fatto che la relazione tossica che continua a chiamare “amore” è caratterizzata da una forte disuguaglianza di aspettative e di reciprocità.

È sempre con l’ideale dell’altro che ci si relaziona, non con la reale persona…la cecità che caratterizza la relazione disfunzionale non consente di rimanere su di un piano di realtà, ma ci si nutre di quello che manca!

Ci si affaccia al bordo di un pozzo, di cui non si vede il fondo!

La mancanza di reciprocità, il bisogno di conferme e di attenzioni sono le costanti di un rapporto disfunzionale; conciliare i propri bisogni e aspettative, (ma anche il controllo e possesso), con un partner spesso evitante e sfuggente, attiva l’effimera soddisfazione di un bisogno nella rincorsa; si arriva ad accettare qualsiasi cosa… di sfamarsi con le briciole, che hanno il solo effetto a breve di saziare, ma sulla distanza di affamare sempre più!

L'”alimento” della Dipendenza Affettiva: la paura dell’abbandono

La paura dell’abbandono costituisce il fulcro centrale su cui si fonda la necessità di mantenere una relazione anche se insoddisfacente, dolorosa, e priva di quei requisiti basilari su cui si fonda un rapporto “sano”…

La sua gelosia è legata alla paura dell’abbandono, alla sua disistima e insicurezza, all’uscire perdente dal confronto con le altre che sono vissute come una minaccia al rapporto. Vive la sua gelosia e possessività con un senso di vergogna e ne soffre, ben sapendo che questo sentimento induce l’altro ad allontanarsi da lei, in tal modo i suoi timori si concretizzano…

Se questa paura costituisce un fantasma, una spada di Damocle che pende inesorabile durante la relazione, nel momento della rottura e quindi nel concretizzarsi di un timore tanto paventato, ecco che il baratro della disperazione si concretizza.

Ci sono persone che non sanno troncare una storia finché non vengono lasciate, vanno avanti, rimanendo a bordo di una barca che cola a picco tentando di svuotarla con un cucchiaio! Questa metafora per descrivere l’enorme sforzo e impiego di energie per far funzionare qualcosa di irreparabile.

Questo perché? Il più delle volte per paura di rimanere sole… è convinzione sia meglio trascinare un rapporto insoddisfacente piuttosto che prendersi la responsabilità di una scelta sana che dimostrerebbe rispetto e amore per se stesse.

La svalutazione che si vive, anche a livello dell’immagine di sé, a seguito di una rottura amorosa è un’altra conseguenza quasi inevitabile… direi un passaggio obbligato che soprattutto la dipendente, già con un’autostima scarsa, deve affrontare.

Lui scompare dal nostro orizzonte e noi precipitiamo in un abisso di sconforto e desolazione! Non siamo “più nulla”, la nostra immagine crolla sotto il peso della depressione: niente trucco, parrucchiera, non c’è entusiasmo o voglia di piacere non solo agli altri ma soprattutto a noi stesse!!

La fragile autostima è finita sotto le scarpe!!!

Lentamente e faticosamente va ricomposta un’immagine che come in un quadro di Picasso non ha più i vari pezzi al proprio posto… Questa nostra immagine frantumata può essere ricomposta mantenendo la centratura su noi stesse…noi non perdiamo la nostra individualità perché siamo rimaste sole, NOI CI SIAMO COMUNQUE e possiamo vederci belle, interessanti, femminili, ecc. anche e solo per noi stesse.

La fatica più grande nella Dipendenza Affettiva

Quello che tuttavia personalmente ritengo sia la fatica maggiore è “lasciar andare”(“LASCIAMOLE ANDARE…” è il titolo del mio libro e l’ho scelto perché ritengo sia l’aspetto più faticoso e doloroso da affrontare tra le difficoltà di chi soffre di dipendenza affettiva) e l’astinenza .

Il lasciar andare

Si teme il lasciar andare le persone…anche se sono già “andate”, è da dentro di noi che temiamo di perderle!

…se lascio che l’altro scompaia da dentro di me, io stessa mi perdo

…dal momento che sono così fusa con lui; non essendoci confini netti tra me e l’altro, se mi stacco definitivamente io scompaio!!

Ecco perché è fondamentale il rinforzo del proprio SÉ, ricostruire con piccoli tasselli un’immagine di sé stessa completa, di una donna che anche attraversando il dolore di una separazione o di una relazione sofferta, ritrova la sua identità. Né vittima, né castigatrice, ma solo capace di affrontare il momento presente imparando a lasciar andare a non aggrapparsi avidamente ad un qualcosa che è ormai passato, ma consapevolmente prendere in mano la regia della propria vita.

L’astinenza

Un’ulteriore fatica di difficile gestione è l’astinenza, il bisogno imperioso di contattare l’ex tramite social, messaggi, telefonate, appostamenti… Quel il bisogno di mantenere un filo, l’illusoria ricerca di conferme o il vano tentativo di riallacciare per tenere vivo un rapporto ormai concluso: è quasi impossibile resistere al craving (desiderio urgente).

Diversi sono gli approcci alla sua gestione, ma è un momento molto delicato dove lo stare male dovuto “all’assenza” porta sovente a ricadere in condotte comportamentali incontrollabili.

Spezzare gli schemi: usare la fatica per reinventarsi

La dipendente affettiva vive in una prigione, incatenata a poche certezze, a molti dubbi e paure, si trascina in uno statu quo inalterabile, vive in un pantano emotivo soffocante e poco flessibile ai cambiamenti!

Cambiamenti che solo lei può mettere a segno… solo lei è l’artefice della sua vita, ma è troppo doloroso affrontare una nuova sé! Solo quando prevale un sano egoismo e amor proprio queste catene si possono allentare, il cambiamento va visto in tempi lunghi, non facili, la fatica è costante ma si può imparare molto a non perpetuare schemi disfunzionali, dando spazio all’ascolto di se stesse, delle proprie emozioni a saperle accogliere ed esprimere, a non soffocare i bisogni a rivalutare le qualità e le doti che sicuramente ognuna possiede…insomma a reinventarsi.

Carmen


Persone dipendenti affettive o ex dipendenti che vogliono condividere una breve storia restando nell'anonimato. Se anche tu vuoi condividere la tua esperienza scrivi a testimonianze@dipendiamo.blog. Le tue parole sono preziose e possono aiutare altre persone a chiedere una mano.


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