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Se sarò perfetto starò bene: comprendere le illusioni del narcisista

La rabbia verso il Narcisista: disinnescare la dinamica vittima-carnefice

Parlare di narcisismo oggi diventa sempre più difficile poiché nel nostro panorama culturale, sui social e nei libri si parla spesso di narcisista soltanto come il prototipo di una figura maligna, come un vampiro affettivo o ancora come un serpente velenoso da cui tenersi lontani.

È importante per questo specificare che esistono diverse tipologie di narcisismo ed un continuum che unisce due poli: “sano-patologico”; in questo breve articolo farò riferimento al narcisista avente un’espressione grave del suo disturbo.

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Non vogliamo con questo articolo negare o sminuire l’impatto drammatico di relazioni tossiche ma ad ogni modo abbiamo l’intento di aprire uno spaccato sul mondo interno del narcisista per portare alla luce un vissuto estremamente nascosto sia al narcisista stesso sia a chi vive accanto a questa tipologia di persone, cercando di avvicinare i lettori ad una lettura alleggerita da rabbia e sgonfiata da odio ma intrisa di nuove consapevolezze.

La rabbia è un’emozione legittima da parte di chi subisce ferite dal narcisista o da chi, come a volte capita è affetto da trauma da narcisismo nelle relazioni di coppia, ma è necessario anche elaborare questi vissuti per poter davvero riprendere in mano il filo della propria vita e riempirsi di rinascita e del potere della consapevolezza di sé.

Attenzione, questo articolo non si propone nemmeno di suscitare il potenziamento di uno spirito sacrificale in chi ha trasformato la propria vita nell’intento di salvare il narcisista, ma di evidenziare una parte del funzionamento nascosto del narcisista proprio per disinnescare la dinamica vittima-carnefice tipica della relazione tossica tra narcisista e dipendente affettiva, dove, aldilà delle diagnosi e delle etichette, si assiste sempre ad un circuito inevitabile di alternanza di ruoli disfunzionali, aumento della tossicità e del dolore relazionale ed individuale.

“Tutto ciò che vediamo è un’ombra proiettata da quello che non vediamo”.
Martin Luther King Jr., La misura di un uomo.

È importante approcciarsi a questa lettura con uno sguardo nuovo, curioso e libero da pregiudizi, uno sguardo che vada oltre alle difese del narcisista cogliendo anche l’anima fragile di una struttura rigida.

Un sguardo nel suo vissuto

Per entrare nel vissuto interno del narcisista vorrei partire dal concetto di consapevolezza: essere consapevoli di sé significa essere coscienti di tutto e certi di niente.

Con queste parole intendo dar valore a due temi importantissimi che sono: il limite e la libertà.

Partire dal presupposto che non possiamo arrivare dappertutto poiché la vita ci insegna dei limiti precisi, paradossalmente ci rende infinitamente liberi poiché ci garantisce la possibilità di dar valore proprio a tutto ciò che viviamo. Chi manca di confini invece ed è affamato di perfezione e quindi di infinito, rischia di non vivere mai se non l’insoddisfazione del mancato.

Poter godere della flessibilità che da armonia alla vita, della certezza di essere umani, fragili e limitati, quindi poter sentire la possibilità di sbagliare come legittima è di per sé uno dei regali più grandi di cui l’uomo può far tesoro nella vita.

Il narcisista non ha sempre la consapevolezza di essere intrappolato nella ricerca della perfezione e quindi viene divorato dal circuito di una ricerca senza fine, non accorgendosi che la perfezione, poiché un costrutto irrealizzabile, non potrà mai essere ma al più mostrarsi soltanto, rendendo la sua ricerca estremamente vana e perennemente vuota.

Il narcisista quindi si sente in dovere di mostrarsi soltanto, nascondendo sempre più a se stesso e agli altri il suo vero sé, vivendo solo sul profilo e sull’onda instabile per definizione del falso sé che intesse e ricama tutta la vita, ossia proprio quello che cavalca la proiezione effimera della perfezione.

Senza accorgersi quindi, il narcisista attiva una ricerca spasmodica di un’immagine che lo porta a generare sentimenti di invidia, rivalsa, sfida, fuga e/o competizione direttamente proporzionali alla percezione del pericolo che sperimenta di apparire imperfetto.

Il narcisista così facendo rischia seriamente di perdere la capacità di emozionarsi poiché questo circuito inevitabilmente non lascia spazio all’emozione ed al sentimento.

Ma perché il Narcisista ricerca la perfezione?

Il paradosso di base entro il quale il narcisista si costringe a vivere è la ricerca della perfezione poiché in essa vedono l’unica possibilità di stare bene, trovano solo in quelle pagine, tra le righe della perfezione, il loro lieto fine nonché l’inizio della loro vita, senza accorgersi che così rischiano di passare l’intera vita ad aspettare di viverla.

Questa dinamica rende impossibile la costruzione di legami liberi dal controllo ed impedisce loro di scrivere autenticamente la loro vita poiché la spendono cercando soltanto di leggere la validità del loro comportamento negli occhi degli altri e cercando di appropriarsi del miglior romanzo acclamato dalla critica, facendolo impropriamente loro: un furto lecito perché al prezzo della loro fatica e del loro dolore.

Alla ricerca spasmodica della perfezione come illusoria condizione dello star bene, il narcisista risente di un altro inevitabile contraltare, altrettanto pervasivo, che è la necessità costante e continua di sfuggire al tanto temuto senso di inadeguatezza.

Da questo sentimento si genera nel soggetto narcisista l’emozione della vergogna, legata alla necessità di nascondere le loro percepite imperfezioni che sentono come macchie nere ed intollerabili sulla tavolozza perennemente bianca della loro proiezione ideale di vita.

Uscire dalla sfida di conquistare il Narcisista

La lotta verso lo standard perfetto quindi è uno dei temi più profondi del narcisista.

Questo paradigma vuole essere il punto di partenza per il cammino verso la possibilità, da parte della dipendente affettiva, di legittimarsi autonomamente di uscire dalla sfida della conquista di qualcuno che è già impegnato in una sfida ancor più impegnativa della conquista dell’impossibile ed anche il punto di snodo per il narcisista di poter rendersi conto che la sfida in cui si è inserito è il bluff più grande che possa tendersi, guidandolo nell’acquisizione poi di una nuova competenza che è quella di imparare a darsi il giusto valore assoluto che ha già in dotazione dalla nascita, senza oscillare tra grandiosità e depressione poiché sta in questo la peggior drammaticità derivata dalla marmorea rigidità del suo pensiero


Sono Psicologa e Psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia, ho concluso il percorso di Specializzazione in Psicoterapia sistemico relazionale, presso la scuola di Psicoterapia Mara Selvini Palazzoli di Milano. Creativa, flessibile, appassionata di storie e di scrittura narrativa, empatica. Queste le caratteristiche che meglio mi definiscono. Negli ultimi anni ho svolto diverse esperienze a carattere professionalizzante che mi hanno permesso di sviluppare passione e competenze spendibili in più ambiti lavorativi


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