Il blog dedicato alla dipendenza affettiva

Educazione all'Amore Sano

Attaccamento ambivalente: se son brava mi amerai

“Poco dopo la mia nascita venne a mancare mia nonna materna. La mamma non si è mai ripresa da questo lutto. Era sempre triste, quando avevo bisogno di lei non era disponibile a consolarmi, anzi spesso ero io che mi avvicinavo per farle le coccole quando capivo che era troppo giù.”

Nella mia esperienza l’attaccamento ambivalente è quello più frequente tra le donne dipendenti affettive: ripercorrendo la loro storia troviamo mamme imprevedibili e non sintonizzate con i bisogni delle figlie.

Come abbiamo già visto nel precedente articolo “L’attaccamento sicuro: la base per l’amore sano” un bambino per poter creare un’immagine si sé positiva come soggetto degno di amore ha bisogno di caregivers responsivi e pronti ad accogliere i suoi bisogni.

Il preludio della Dipendenza Affettiva

Questo fenomeno si manifesta quando le mamme e i papà non riescono ad essere presenti emotivamente per il proprio bambino; lutti non risolti, relazioni di coppia infelici, storie di vita dolorose tengono in scacco questi genitori rendendoli ansiosi, preoccupati e “distratti”.
Hanno lo sguardo rivolto altrove, non sul loro bambino.

Prendiamo l’esempio della prima paziente: la mamma presa dal dolore della sua perdita faceva fatica a prendersi cura delle emozioni della sua bambina, perché, ad esempio, occuparsi della tristezza altrui quando siamo noi profondamente tristi è troppo doloroso. Questa bimba imparava giorno dopo giorno che per lei non c’era spazio nella mente della mamma se non quando si tramutava magicamente in “medicina”, in consolatrice allora veniva vista, apprezzata e dal suo punto di vista amata.

Così la brava bambina struttura dentro di sé l’idea di non essere degna di amore per se stessa, in quanto figlia, ma solo in quanto capace di rispondere ai bisogni dell’altro.

Avviene così un’inversione di ruolo in cui il bambino diventa genitore del proprio genitore.

Il fantasma dell’abbandono

Il mondo diventa allora un posto imprevedibile, pericoloso e bisogna stare sempre allerta perché, se non sono sicura di essere sempre meritevole di amore, il fantasma dell’abbandono è sempre presente con la relativa angoscia.

Questi bambini reagiscono alle separazioni in modo “esagerato”, “esasperato” perché ogni volta sperimentano l’angoscia di non sapere se la mamma tornerà da loro. La mamma è vissuta come imprevedibile e loro non possono formare dentro di sé un modello stabile di funzionamento del mondo per cui l’angoscia sarà soverchiante.

Ad esempio sono bambini che quando vengono lasciati al nido piangono e protestano intensamente, come i bimbi con attaccamento sicuro, ma a differenza di questi non si lasciano consolare facilmente; il livello di rabbia sarà elevato per cui al ricongiungimento protestano ancora anziché essere felici.

Mi ami solo se ti ricordo che esisto

“…se alla mia mamma non piaceva stare con me, mi diceva sempre che ero una lamentina… perché mai un uomo dovrebbe davvero voler stare con me se non faccio niente per farlo contento?”

Questi bambini quindi sviluppano un modello di amore distorto, basato sul controllo, l’esagerazione, il mantenimento della vicinanza a tutti i costi; da adulti riproporranno la stessa modalità in coppia diventando gelosi, possessivi e controllanti in quanto mai sicuri dell’autenticità dell’amore del partner.

“…io ho il terrore che lui si dimentichi di me se non gli ricordo sempre che esisto… Allora mando messaggi faccio chiamate… Se non gli faccio sentire che ci sono… lui come fa a tenermi in mente?”

In queste famiglie inoltre i ricatti emotivi sono all’ordine del giorno: se non ubbidisci allora… viene l’uomo nero e ti porta via; ti lascio qui e me ne vado per sempre; non ti voglio più bene; fai piangere il cuore alla mamma… affermazioni che fanno sentire il bambino sbagliato, in colpa e non amato realmente ma solo se si comporta bene.

Prestiamo attenzione alle reazioni dei nostri bambini: se notiamo che sono “esagerate”, se li percepiamo come “sfinenti” vale la pena di fermarsi a pensare se è cambiato qualcosa nel modo di rapportarci a loro, se è successo qualcosa in famiglia che ci ha preoccupato e magari reso meno disponibili o se forse bisogna cambiare qualche comportamento educativo.


Dott.ssa Federica Citterio. È particolarmente appassionata e dedita al trattamento terapeutico di genitori, in particolare mamme, che amano troppo. Maggiori informazioni sulla Dott.ssa Citterio su www.psicologamonza.it.


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