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Oceania: Maui e l’infanzia del narcisista

Sarà capitato a molti genitori di vedere il film Oceania della Walt Disney in cui Vaiana e Maui collaborano per riportare il cuore rubato alla Dea Madre.

Semidio dalle mille capacità e dispensatore di doni agli umani, Maui ha alle spalle una storia di abbandono. Possiamo utilizzare la sua storia per descrivere cosa può succedere nell’infanzia del narcisista.

“Mi hanno dato un’occhiata e hanno deciso che non mi volevano mi hanno buttato in mare come se fossi niente”. Trovato dagli Dei torna dagli umani e dona loro le meraviglie della natura “per loro hai fatto tutto quello che hai fatto, per farti amare…”

Come è accaduto a Maui, i bambini che svilupperanno una personalità narcisistica percepiscono di essere amati “a patto che” rispondano alle aspettative grandiose della propria famiglia.

Quali sono i tratti caratteristici dell’infanzia del narcisista?

Durante il periodo dell’infanzia i genitori investono i figli di un compito gravoso: diventare specchio nel quale riflettersi per trovare la propria autostima e il proprio valore. Per cui i bambini vengono messi nella condizione di dover eccellere, di dover rendere fieri gli adulti, di non farli mai sfigurare.
In questo clima familiare i bambini non vengono mai visti nella loro autenticità fatta di bisogni, capacità e fatiche; non sono percepiti come degni d’amore per la loro peculiarità di individui. Questi figli servono ad uno scopo, cioè di far brillare i propri genitori per cui il loro affetto è condizionato al risultato ottenuto: se sei mediocre sei sbagliato e non degno d’amore.

Di fronte al successo verranno esaltati, a fronte di un fallimento verranno umiliati e fatti vergognare. Sono comportamenti tipici dei genitori nell’infanzia del narcisista.

Apparentemente vengono iper-investiti, messi sul piedistallo, ma è tutta un’illusione, un’apparenza. Non esistendo un vero contatto emotivo, il bambino non sentirà mai che i suoi genitori percepiscono il suo mondo interiore. Il contesto è di profonda deprivazione emotiva e l’empatia verso il bambino è totalmente inesistente. Egli stesso non imparerà ad entrare in reale sintonia né con sé né con gli altri e la sua personalità si strutturerà intorno ad un’ideale di grandiosità; imparerà una serie di meccanismi di difesa da questo vuoto emotivo e si convincerà di non aver bisogno di nessuno perché se la cava da solo, come già descritto nel precedente articolo sull’attaccamento evitante.

Maui e il tatuaggio dell'abbandono | Dipendiamo.blog
Maui e il tatuaggio dell’abbandono | Dipendiamo.blog

Inoltre questi bambini vengono fatti sentire profondamente sbagliati quando manifestano bisogni di vicinanza e conforto inducendoli a evitare qualsiasi contatto emotivo con sé ed il mondo.

Come si sviluppa quindi il tratto narcisista?

Essendo però basato tutto su un’illusione in realtà sono bambini molto insicuri che si trovano costretti a mascherare anche a sé stessi questa fragilità.
Da adulti sono partner che rifuggono qualsiasi legame profondo ed autentico in quanto pericoloso: troppa vicinanza fa paura perché rischia di svelare il vuoto emotivo interiore dal quale si proteggono tenacemente.

Inoltre, per evitare di mettersi in gioco e comunque alimentare la stima di se stessi, in modo da nascondere in maniera sempre più celata i propri dolori emotivi, scelgono come partner donne che hanno come “missione” il dedicarsi completamente all’altro, come le dipendenti affettive. Per chi vuole approfondire questo meccanismo, può leggere l’articolo sugli incastri di coppia tra il narcisista e la dipendente affettiva, che spiega anche come la dipendente affettiva sceglie un partner narcisista poiché a sua volta ha avuto come esempio paterno un comportamento con il medesimo tratto.

Non sono, pertanto, l’eccesso coccole, l’eccesso di abbracci, l’essere sempre in braccio (i cosiddetti vizi) che renderanno un bambino un futuro narcisista! Al contrario, spingere i figli a brillare per renderci orgogliosi e farci sentire perfetti genitori senza preoccuparci di interrogarci sulle loro emozioni e bisogni li farà sentire soli e vuoti e li porterà a cercare il modo di compensare la sofferenza di questo deserto emotivo credendosi migliori di tutti.


Dott.ssa Federica Citterio. È particolarmente appassionata e dedita al trattamento terapeutico di genitori, in particolare mamme, che amano troppo. Maggiori informazioni sulla Dott.ssa Citterio su www.psicologamonza.it.


2 commenti
  1. massimo

    Premesso che ogni caso ha delle peculiarità specifiche.....mi sono sentito in causa. Forse o non sempre si chiede di eccellere in ogni cosa, ma di rispondere a delle aspettative precise che possono anche riguardare ambiti definiti che rispondono a "specifiche attese" dei genitori. Non mi posso "diagnosticare" narcisista da solo, ma mi ci vedo nel soddisfare le aspettative, nell'evitare ad ogni costo di chiedere aiuto......magari anche nella selezione del partner...... Avrei preferito leggerla e concludere con "io qui non c'entro nulla".

    • Grazie per il commento! Riconoscersi nella descrizione di certi vissuti non è mai facile ma l'essersi sentito chiamato in causa vuol dire che lei riesce ad accedere alla sua dimensione intima e questo è un attimo presupposto per poter modificare delle dinamiche che fanno stare male, per poter arrivare a scrivere "io qui non c'entro PIÚ nulla".

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