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Arte e Terapia Coppia

Il mito di Eco e Narciso: la ninfa Eco e la Dipendenza Affettiva

Il mito di Eco e Narciso, tratto dal III libro delle Metamorfosi di Ovidio, ha reso celebre Narciso, tanto che il termine “narcisismo” è divenuto parte del linguaggio comune, non solo in ambito psicologico.

Il racconto del bellissimo ragazzo innamorato della propria stessa immagine ha dato luogo a numerose riletture di questo personaggio: trasportato nei tempi moderni, “Narciso” diventa colui che “vede” solo sé stesso, caratterizzato da arroganza, senso di superiorità, insensibilità, egoismo, vanità. Nei casi più estremi, si parla, in psicologia, di “disturbo narcisistico di personalità”.

Tuttavia, nel mito compare una seconda figura che affianca quella di Narciso ed ha un ruolo altrettanto significativo: si tratta della ninfa Eco (clicca per approfondire la mitologia del personaggio di Eco).

É di questo personaggio di cui si vuole parlare oggi e del legame che si può instaurare tra Eco e la Dipendenza Affettiva.

La figura nella Ninfa Eco

La ninfa Eco era stata condannata da Era, sposa di Zeus, a ripetere sempre e solo le ultime parole delle frasi che le venivano rivolte. La dea Era, infatti, aveva scoperto che le chiacchiere con cui la fanciulla la intratteneva erano solo un mezzo escogitato da Zeus per distrarla dai suoi continui tradimenti. Adirata, manifesta la sua rabbia punendola e togliendole la possibilità di esprimersi.

La bella Eco un giorno incontra Narciso nei boschi e si innamora di lui: non potendo rivolgergli la parola, lo segue senza farsi notare. Quando Narciso, alla ricerca di cervi, smarrisce il sentiero, chiede aiuto a gran voce. A quel punto Eco si mostra, per aiutarlo e offrirsi a lui come un dono.

Narciso, tuttavia, fugge inorridito e la ninfa, a sua volta, piena di vergogna, si nasconde nel bosco.

Si ritira in una triste solitudine, in cui il suo unico pensiero è quello dell’amato. Dimenticandosi di sé stessa e del suo corpo, lo lascia deperire rapidamente fino a scomparire; di lei, rimane soltanto la voce. Da quel giorno, la sua presenza si manifesta solo attraverso la sua voce, che ripete le ultime parole che le sono state rivolte.

Il mito di Eco e la Dipendenza Affettiva

Se rileggiamo il mito con la dovuta attenzione a questo personaggio, troviamo dei significati simbolici e psicologici interessanti per approfondire alcuni aspetti della Dipendenza Affettiva.

Eco e Narciso, infatti, rappresentano le due facce di una stessa medaglia, accomunati entrambi dal nascosto rifiuto di un legame profondo.

Narciso, con le sue caratteristiche di grandiosità e di vanità, ama solo se stesso e tiene il resto del mondo fuori dalla propria affettività. Non gli è possibile aprirsi all’altro. Così facendo, esclude anche la possibilità di trasformarsi: diventa il simbolo dell’identità immutabile nel tempo, che vede solo se stessa e la proiezione di sé nel mondo.

Eco è invece pura alterità: ha bisogno dell’altro per esprimersi e per essere riconosciuta, e non può esistere in una forma identitaria. Eco vive nella sola possibilità di riprodurre i suoni altrui. Priva di un’”identità”, si definisce completamente nel rapporto con l’altro.

Eco presenta quindi aspetti di Dipendenza Affettiva.

Eco e Narciso: un rapporto di amore sano impossibile

Una reale relazione tra i due è in realtà impossibile. Ed è impossibile un rapporto d’amore sano, basato sulla comunicazione e sullo scambio reciproco.

Così come Narciso vive crogiolandosi nel suo “riflesso visivo”, la ninfa Eco è un “riflesso acustico” dell’altro.

Sono due estremi speculari caratterizzati entrambi dal bisogno di un rispecchiamento per poter esistere e per potersi definire. In questo bisogno di rispecchiamento, tuttavia, non è possibile conoscere e vedere realmente l’altro, amandolo per quello che è.

La scarsa autostima di Eco

La bella ninfa viene sedotta dall’immagine esteriore, dall’”apparenza” di Narciso, accontentandosi di seguirlo di nascosto.

Come per Eco, nella Dipendenza Affettiva la scarsa autostima che caratterizza la persona fa scegliere partner che mostrano caratteristiche di superiorità e grandiosità. Ben presto, tuttavia, emerge in queste relazioni un’insoddisfazione, oltre che la percezione di ”accontentarsi” dell’altro, dei suoi comportamenti, della sua poca cura, della sua assenza.

Eco è costretta, per sua stessa natura, a vivere “di nascosto”, a essere accondiscendente, ad essere l’ombra che insegue il suo amato. Non a caso, la successiva rivelazione del suo amore per Narciso causa la fuga del giovane.

Anche nella Dipendenza Affettiva la persona si dà pochi spazi decisionali, lasciando che sia l’altro a condurre la relazione, sopportando disprezzo, arroganza, umiliazioni, con ulteriori ripercussioni sull’autostima e sul benessere.

Di fronte al rifiuto di Narciso, Eco non può fare altro che lasciarsi morire: non può esistere, se non attraverso l’altro. Sente profondamente il sentimento di amore, ma anche quello di vergogna, di dolore, di freddezza. La repulsione e il disprezzo la portano a nascondersi.

Come molte persone al termine di relazioni faticose e dolorose, Eco dentro di lei non trova il bisogno di prendersi cura di sé, di riconnettersi con la sua vitalità, di nutrire i propri “vuoti”: vuoti che tentava di riempire col bisogno di possesso dell’altro.

Del resto, come può esistere, da sola, se è condannata a ripetere ciò che gli altri dicono? Così, la sua vita perde senso ed Eco perde sé stessa.

Ritrovare se stessi tramite la Danzaterapia Clinica

A differenza di Eco, le persone con problematiche di Dipendenza Affettiva possono trovare, attraverso un lavoro profondo dentro di sé, il desiderio e la possibilità di esistere e di r-esistere ad una tale perdita.

Ho la fortuna di lavorare su tali tematiche come Danzaterapeuta Clinica.

Attraverso la Danzaterapia Clinica e la sua metodologia, il corpo e le emozioni diventano strumento per connettersi con i propri bisogni profondi, con le ferite esistenziali che hanno caratterizzato il proprio sviluppo. Ma soprattutto, la potenza delle sensazioni, risvegliate, diviene mezzo per accedere ai propri desideri, alle proprie risorse, alla propria voglia di vivere. Di Nuovo. Ancora.

Approfondirò tale possibilità attraverso alcuni esempi di esperienze, accompagnate dalle relative verbalizzazioni delle persone, nei prossimi articoli.

L’immagine di questo articolo è presa dal dipinto “Eco e Narciso” del 1903 dell’artista John William Waterhouse attualmente esposto alla Walker Art Gallery.


Curatrice della sezione: "Arte e Terapia" Architetto, danzatrice, danzaterapeuta in formazione. Studia danza fin da piccola, in età adulta approfondisce lo studio del corpo “in scena” tramite il teatro e il teatrodanza. Da sempre interessata alla psicologia, si forma come Danzaterapeuta presso la scuola “Lyceum” a Milano frequentando il corso di formazione in Danzaterapia Clinica. Conduce percorsi di Danza Creativa per bambini e percorsi di Danzaterapia Clinica per la disabilità e per adulti. Applica la Danzaterapia Clinica in eventi e seminari riguardanti temi specifici.


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