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Dipendenza da Internet e Social

La chat degli orrori, perché esiste e cosa i genitori possono fare

Ho letto l’articolo sulla chat degli orrori <The Shoah party> su La Stampa: una chat di WhatsApp che conteneva video pedopornografici, video e foto inneggianti Hitler, Mussolini e terroristi islamici, video con sevizie su animali.

Una chat con espressione di violenza, soprusi, dominazione fisica e psicologica verso gli altri (tendenzialmente ebrei, malati, bambini, disabili), il tutto infarcito di bestemmie. Nata nel 2018 e scoperta da poco che coinvolgeva minorenni e maggiorenni, una trentina di ragazzi. Tra questi, 20 con un’età compresa tra i 14 e i 17 anni, cinque maggiorenni e altri cinque non imputabili perché tutti con un’età inferiore ai 14 anni. Si poteva arrivare a 600 messaggi al giorno.

Perché far parte di una chat degli orrori?

Mi sono chiesta come sia possibile che tanti ragazzi si facciano coinvolgere in una chat del genere. Credo che la risposta sia nella possibilità che la chat degli orrori fornisce di perdersi e di sentirsi occupati, dando ad altri il compito di tenere vivi; mentre nella lettura di altri tipi di chat bisogna attivarsi per farsi vedere vivi.

La chat degli orrori e per la sua formula anche un pò malefica e soporifera diventa un passatempo che con pochissimo dispendio di energie riempie il vuoto interiore descritto da Massimo Recalcati, psicoanalista, e traghetta nella condizione mentale in cui l’individuo dà fiducia a tutto ciò che promette di dare certezze.

Quindi la chat assume su di sé un ruolo riempitivo, con poca fatica e spegnimento delle emozioni. Si arriva a trascorrere tanto tempo on line, riempiendo il proprio tempo di vita con attività scelte da altri, senza doversi attivare, un modo di vivere che purtroppo è tipico nell’era contemporanea.

Come spiegare l’annullamento del pensiero e come dare un indicazione ai genitori per aiutare i propri figli?

A questo punto seguendo gli spunti di riflessione che offre Paolo Ercolani (docente di Filosofia all’Università di Urbino) mi viene da abbinare a tre sue spiegazioni chiarificatrici su un aspetto del modo di vivere contemporaneo, una indicazione per i genitori, perché come terapeuta familiare ritengo che i genitori possano attraverso il loro esempio continuare a fornire ai figli modelli adeguati per affrontare la complessità della vita attuale, nonostante tutte le trasformazioni che hanno stravolto la società.

Come contrastare l’annullamento del pensiero critico del “Narcisista Tecnologico”

Ercolani sostiene che:

“lo smartphone fisso in mano annulla il tempo dell’introspezione.”

Il guaio è che l’uomo nell’era tecnologica risulta sempre più sprovvisto di un pensiero critico, ma in compenso sempre più immerso in un narcisismo che lo rende affamato di continue attenzioni, di notifiche costanti provenienti dal mondo virtuale…

Narcisismo risale al greco antico narkosis, in cui stava a significare l’addormentamento.

Nel narcisista tecnologico, ad essere addormentato è giusto il pensiero, la facoltà autonoma e critica con cui costruire un’identità propria, a favore di un bisogno compulsivo di soddisfare gli amici virtuali, i follower… posto dunque sono…

I ragazzi usano la possibilità fornita dallo smartphone perché nel tempo presente fornisce una soluzione che soddisfa. I genitori però a loro volta devono continuare a sentirsi per i figli una possibilità con il loro esempio, non abbandonare il loro ruolo così importante di fornire un potente strumento per contrastare la tendenza a spegnere la testa.

Vediamo alcune indicazioni che i genitori possono seguire per aiutare i propri figli in tal senso.

1 – Insegnare ai figli a costruirsi uno stile personale

Fatto di caratteristiche pregi e caratteristiche difetti, un bagaglio personale variegato, in cui ci sia il piacere di ritrovarsi con serenità e, perché no, di rimanere anche un pò delusi ed indispettiti quando qualcosa non funziona; andando ad attivare una modalità riparatoria sul cambiamento e nel contempo creativa di nuovi modi di vivere sereni.

Ercolani prosegue:

L’uomo contemporaneo, immerso sempre più frequentemente nella dimensione social, rischia di vedere frantumato lo specchio interiore con cui elaborare in maniera autonoma gli stimoli esterni e pervenire ad una identità strutturata… le nuove generazioni sono chiamate a costruire la propria identità con la presenza costante degli smartphone in mano, annullando pressoché totalmente quei tempi morti che rendevano possibile l’introspezione ed il confronto con se stessi… secondo un processo di omologazione e una logica quantitativa che rischia di trasformarli in ripetitori passivi degli stessi gesti insulsi.

I genitori sono ancora indispensabili per aiutare i figli ad entrare in contatto con il loro mondo interiore, che non dovrà essere o apparire come disabitato, per la tendenza degli adulti ad anticipare quasi costantemente i figli nei loro bisogni.

Così facendo rischiano di impedire la possibilità di crearsi uno spazio interno in cui pensare a sé ed avere voglia di arredarlo, metaforicamente e non, con quello che piace davvero.

Quando i figli hanno la possibilità di guardarsi dentro, possono attivare la necessità di esprimere quello che vedono e sentono.

2 – Aiutare i figli a entrare in contatto con il loro mondo interiore

Parlando e raccontando a parole di quello che provano nelle varie situazioni della vita quotidiana, per abituare i figli ad entrare in contatto con quello che sentono dentro e non solo magari a fotografarlo in modalità social.

Ercolani inoltre scrive:

“sono pochi quelli disposti ad ammetterlo, ma ci troviamo di fronte a una vera e propria mutazione antropologica che mai come oggi rischia di trasformare le persone in ciò che questa parola significa originariamente: maschere. Sotto alle quali potremmo ritrovarci molto presto a scoprire che non c’è più nulla.”

È indubbio che ci sia stato un salto mentale dietro l’avvento delle nuove tecnologie, si è approdati in un nuovo modo di comunicare, ma siamo ancora in grado di prestare attenzione alla nostra umanità, di essere concentrati sui nostri pensieri ed emozioni.

3 – Mostrare la nostra testa e il nostro cuore

I genitori con le loro attività di vita quotidiana hanno l’opportunità di trasmettere ai figli quello che loro stessi come adulti pensano e provano dentro di loro. Allora i giovani non saranno solo annoiati o spenti perché le emozioni degli adulti (genitori, professori, allenatori sportivi, educatori) attraverseranno la loro testa ed il loro cuore.

Il rischio del vuoto interiore verrà affrontato fornendo stimoli per pensare, per provare emozioni, per provare ad arredarlo. E sotto la maschera ci sarà un cuore che batte in tutta la sua originalità di uno stile di vita unico, rispettoso di sé e degli altri!


Laureata in Psicologia presso l’Università degli Studi di Padova, ho proseguito poi nel mio itinerario di specializzazione frequentando la Scuola di Terapia Familiare Mara Selvini Palazzoli (uno dei pionieri internazionali della terapia familiare). Oltre che nella Terapia Familiare, sono esperta nella Terapia di coppia: un insieme complesso che va dall’individuo alle relazioni familiari e sociali a tutto tondo. Specializzata anche nella Mediazione Familiare per le relazioni familiari. Psicologa Psicoterapeuta Associata del Centro Dipendiamo, e ricevo a Savona (SV)


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